Francesco saluta Cuba e sbarca negli States

Potremmo chiamarlo il viaggio delle «prime volte»: la prima volta che Jorge Mario Bergoglio mette piede in vita sua negli Stati Uniti, il primo Capo di stato a entrare negli States direttamente da Cuba, la prima volta di un Papa che parla al Congresso americano, la prima volta del presidente Barack Obama che ha accolto l'ospite alla Andrews Air Force Base, la prima volta che la bandiera vaticana viene issata al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York.

Dopo quattro giorni trascorsi a Cuba, Papa Francesco è arrivato ieri sera a Washington per la seconda tappa del suo viaggio. Una visita cominciata con la cordiale stretta di mano a Obama, presentatosi con la sua famiglia al completo, e con un breve colloquio privato con il presidente. E proseguita con il gesto simbolico di percorrere la strada dalla base di Andrews a Washington a bordo di una semplice Fiat 500L, cosa che ha molto colpito i giornalisti americani. Nella capitale il Papa era atteso da una grande e variopinta folla, che come nel resto del viaggio di sei giorni tra Washington, New York e Philadelphia metterà a dura prova il sistema di sicurezza e l'intelligence statunitense.

In realtà la visita del Papa paralizzerà la costa est degli Stati Uniti: i servizi postali, le ferrovie, il traffico stradale e il lavoro delle società di consegna. Perfino la vendita dei nuovi iPhone subirà ritardi. «Sarà come avere molteplici inaugurazioni presidenziali in diverse città, tutte allo stesso tempo», ha detto un ex agente del Secret Service. Verranno sospesi ritiri e consegne in alcune zone delle tre città della costa orientale durante la visita del Papa a causa delle ingenti misure di sicurezza adottate dalle forze dell'ordine. Il servizio postale di Philadelphia ha addirittura annunciato che rimuoverà le cassette della posta lungo il tragitto che il Pontefice compirà a bordo della papamobile. Il capo della Polizia di New York ha affermato che la visita di Bergoglio metterà la città di fronte alla sfida più difficile della sua storia in termini di sicurezza.

Oggi è in programma l'incontro ufficiale alla Casa Bianca. Non ci sarà solamente il presidente, ma la lista degli ospiti - si parla di 15mila invitati - prevede anche una suora progressista, un vescovo anglicano omosessuale, due transgender. Presenze «provocatorie» per molti conservatori statunitensi. Obama intravede in Francesco un grande alleato. È stato proprio Bergoglio ad aiutarlo a ristabilire i rapporti diplomatici con Cuba; sostiene la sua battaglia contro il cambiamento climatico e la disuguaglianza economica; appoggia la difesa degli immigrati. Ma la visita metterà al centro anche questioni morali su cui i leader hanno opinioni diverse, come il matrimonio tra omosessuali, l'aborto, la contraccezione.

Un viaggio, dunque, che assumerà anche connotati politici. A Washington, d'altronde, anche la religione è politica: entrambi i partiti sperano di ottenere il massimo dalla visita del pontefice. Sarà un compito probabilmente più semplice per Obama e i democratici: Giovanni Paolo II era considerato più allineato all'anticomunista Reagan, mentre Francesco è visto più vicino al presidente afro-americano.

Ieri, lasciando Cuba, il Papa ha invitato a una «rivoluzione della tenerezza», sottolineando l'intenzione di voler essere «una Chiesa che esce di casa per gettare ponti, abbattere muri, seminare riconciliazione». Francesco ha dovuto anche rispondere alle critiche che gli sono state mosse per non aver incontrato esponenti della dissidenza. Il Papa ha spiegato che nella sua visita a Cuba era stato deciso di «non dare udienze, né ai dissidenti né ad altri, perchè questa era una visita a un Paese, e solo questo». E sul fatto di 50 dissidenti che volevano incontrarlo arrestati fuori dalla Nunziatura ha detto di «non avere notizie di quanto è successo». Il giornale Granma , organo ufficiale del partito comunista cubano, ha scritto: «Termina una visita storica nel nostro Paese». E ora negli States se ne apre un'altra.

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