La fuga degli elettori nelle metropoli al voto

Nella prima giornata, crolla l'affluenza anche nelle città chiave. I primi risultati dopo le 15

La fuga degli elettori nelle metropoli al voto

Soltanto nella serata di oggi si scioglieranno i primi nodi. Non solo per scegliere i sindaci (di sei capoluoghi di regione di altri 13 capoluoghi di provincia e in tutto di oltre mille amministrazioni comunali), ma anche per verificare alleanze, apparentamenti e coalizioni presenti e prossime venture. Un primo verdetto, però, la domenica elettorale lo ha certificato. Crolla l'affluenza alle urne. Soprattutto nelle grandi città chiamate a rinnovare i consigli comunali. Bassa affluenza anche alle regionali calabresi. Alle 23 ieri aveva votato meno della metà degli aventi diritto: 46% contro il 66,50% delle precedenti elezioni amministrative (930 Comuni su 1153), quando però le operazioni di voto si consumavano soltanto in una giornata. A Roma alle 23 aveva votato il 47,50 per cento circa dei votanti contro il 69,43 per cento di cinque anni fa. Il record negativo spetta al capoluogo partenopeo dove solo un elettore su quattro si è recato al seggio, confermando una disaffezione con la pratica del voto che alle ultime elezioni regionali aveva fatto registrare un'affluenza ancora più bassa (23%). Il calo maggiore, però, lo si registra a Bologna dove è andato a votare soltanto il 44,26 contro il 63,59% delle precedenti elezioni. Chiudono l'elenco delle grandi città Torino con il 36,50% (contro il 58,62% del 2016) e Milano (42,32% contro il 60,92 delle ultime elezioni comunali). In Calabria alle 23 aveva votato solo il 27% contro il 41 della precedente tornata elettorale.

Il voto per i big si è tradotto nella consueta passerella a uso di obiettivi fotografici e telecamere. Luca Bernardo a Milano, Roberto Occhiuto nella sua Cosenza (dove si vota oltre che per la Regione anche per il Comune), Silvio Berlusconi (nel seggio di via Ruffini a Milano) e Virginia Raggi a Roma (che ha confessato: «Ripiegare la scheda non è stato facile»), solo per citarne alcuni. Poche le parole spese nel giorno del voto. Enrico Letta ha votato a Roma per le amministrative mentre a Siena il suo nome è sulle schede elettorali per le suppletive alla Camera. E su Twitter il segretario dem confessa: «Votato con un po' di emozione». Anche Carlo Calenda sfrutta la ribalta sociale per un selfie in compagnia della moglie uscito dal seggio. Mentre il sindaco di Napoli Luigi De Magistris è stato tra i primi a recarsi al voto per poi correre in Calabria dove è candidato per la poltrona di governatore. La chiamata al voto è univoca da parte di candidati e leader politici. «Il voto è il gesto più elementare e allo stesso tempo più decisivo di esercizio dei diritti democratici» commenta Giuseppe Conte, mentre Enrico Michetti si limita a un «Auguri a tutti, chiunque si voti». Il suo avversario Roberto Gualtieri si concede una tappa al cinema per vedere il nuovo film di Nanni Moretti. A Milano, invece, Beppe Sala, consiglia a tutti di andare a votare perché «cinque anni sono lunghi», mentre il suo avversario Bernardo punta sul voto come «massima espressione della nostra democrazia».

In una giornata segnata dalla bassa partecipazione degli elettori colpisce la denuncia Antonio Affinita, direttore generale del Moige (movimento italiano genitori). Affinita avverte che sono tante le segnalazioni arrivate su code davanti agli uffici comunali per il ritiro delle nuove tessere elettorali. Un disservizio che colpisce soprattutto i giovanissimi al loro debutto come cittadini attivi. E un danno ancor più paradossale perché, come spiega il presidente del Moige, ogni elezione rappresenta un danno ai giovani che frequentano gli istituti scolastici adibiti a seggi elettorali. «Il mancato invio della tessera elettorale è un brutto segno - conclude -. Sono dinamiche burocratiche da rivedere per non trasformare in rassegnazione la passione che manifestano i giovani a voler partecipare alla vita democratica del loro Paese». Poi ci sono anche intoppi pratici che hanno portato molti seggi del III Municipio della Capitale a bloccare le operazioni di voto dopo che si era scoperto che erano stati inviati ai seggi le schede sbagliate.

A Napoli, poi, il caso di un candidato nella lista di Antonio Bassolino che scatta una foto dentro la cabina elettorale per poi postarla sui social come indicazione di voto.

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