Fughe di notizie e silenzi, la folle notte del decreto che ha terrorizzato l'Italia

Lo psicodramma dietro l'uscita della bozza La Regione Lombardia: non è partita da noi

Una notte kafkiana quella che va in scena tra sabato e domenica. Al centro la bozza (o le bozze) del decreto della Presidenza del consiglio dei ministri con le nuove misure per il contenimento del contagio da Coronavirus per la regione Lombardia, 14 province (11 nella prima versione che circolava già verso le 20) e le nuove «zone rosse». Così mentre continuano i contatti frenetici tra governatori, task force, sindaci dei capoluoghi di provincia e delle città metropolitane interessate dal provvedimento e il governo, iniziano a trapelare le prime indiscrezioni.

Lo psicodramma ha inizio intorno alle 20 con il Tg de La7 che per primo diffonde la notizia flash della possibile chiusura della Lombardia decretata «zona rossa» e di altre province del Centro Nord. Seguono il sito de Il Corriere alle 20.15, Open alle 20.17 e Repubblica.it alle 20,25. In sostanza i quotidiani on line italiani condividono il frontespizio della bozza del governo intorno alle 20. Il sito Dagospia ieri riportava lo screenshot di un post della pagina Facebook della Lega Nord delle 20.34 in cui viene pubblicata un'immagine della prima pagina del decreto. Che arriva poco dopo: alle redazioni dei quotidiani le prime bozze arrivano intorno alle 20.45.

Intorno alle 22 il governatore della Lombardia Attilio Fontana commenta a caldo le misure sottolineando come si tratti di una «bozza a dir poco pasticciata che necessita da parte del governo di chiarimenti per consentire ai cittadini di capire cosa si può fare o cosa meno». Parole che forse non sono del tutto apprezzate a Roma. Dieci minuti dopo la Regione comunica di aver inviato al governo «le nostre osservazioni, ma la collaborazione tra i nostri tecnici e quelli di Palazzo Chigi è costante». Alle 22,40 è l'assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera, in prima linea da oltre un mese nella guerra al contagio da Covid-19, a sollevare le proprie perplessità: «La bozza del Dpcm da un lato sembra andare nella direzione auspicata, dall'altro è ancora confusa e piena di ambiguità. Il decreto parla di evitare ogni spostamento: ma è vietato o non è vietato? - si chiede in onda alle 22,24 a Stasera Italia -. Abbiamo bisogno di dare un messaggio molto forte ai nostri concittadini: per bloccare la diffusione del virus e garantire le cure salvavita a chi ne ha bisogno, abbiamo bisogno che la gente si fermi. Ma se poi abbiamo i negozi che rimangono aperti rimangono ambiguità».

L'annuncio della chiusura dei confini della Lombardia allarma a tal punto i cittadini che vivono e lavorano qui, ma che lombardi non sono, che tra le 22.30 e le 23 iniziano ad accalcarsi in centinaia nella stazioni di Milano Centrale e di Milano Porta Garibaldi per «acchiappare» gli ultimi intercity diretti a Roma e Napoli da una parte e verso la Puglia dall'altra. All'1.28 la Cnn riprende la notizia del decreto ancora non firmato dal premier sostenendo di averla avuta dall'ufficio stampa della Regione Lombardia.

Intanto il caos e il disorientamento si moltiplicano da una provincia all'altra dello stivale senza sosta, mentre i governatori e i sindaci attendono i chiarimenti direttamente dal Governo. La conferenza stampa di Giuseppe Conte è annunciata con un sms alle 00.38 dal portavoce del premier Rocco Casalino, che alle 1.40 conferma «10 minuti e scendiamo». Ma si apre solo alle 2.27 con l'accusa dell'«inaccettabile» pubblicazione della bozza, «in costanza della richiesta dell'esecutivo di un parere da parte delle Regioni che non l'hanno presa bene». Quasi fosse una ripicca. «Si è creato un allarme, incertezza, questo non ce lo possiamo permettere. Chi ha pensato di poter diffondere questo testo non ha fatto del bene ai cittadini». Regione Lombardia ha dichiarato di non aver mai diffuso il documento. Alle 20,50 di ieri Jonathan Hawkins, Vice Presidente della Comunicazione CNN International spiega che «la CNN ha applicato i suoi rigorosi standard editoriali per verificare informazioni che erano già di pubblico dominio e di questo ha chiesto conferma a Regione Lombardia. Spero che questa mia nota possa chiarire ogni equivoco».

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