"Il gas russo si può dimezzare ma azzerarlo ha costi enormi"

"Nel giro di un anno si può ridurre da 30 a 15 miliardi di m³ senza cambiare qualità di vita. Gas liquido molto più caro"

"Il gas russo si può dimezzare ma azzerarlo ha costi enormi"

Paolo Scaroni, per 12 anni al vertice di Enel ed Eni, oggi deputy chairman di Rothschild & Co, il manager italiano più conosciuto al mondo per l'energia: cosa pensa del piano per ridurre la dipendenza dal gas russo?

«Partiamo dalle cifre: l'Italia consuma 70 miliardi di metri cubi di gas, 30 dei quali vengono dalla Russia. Credo che con uno sforzo titanico possiamo pensare, per il prossimo anno, di ridurre le forniture russe della metà, da 30 a 15 miliardi, mantenendo l'attuale stile di vita individuale e gli standard produttivi aziendali».

Quindi non si può azzerare?

«Per andare a zero entriamo in un terreno di razionamenti: significa sospensione di forniture alle aziende energivore e limiti nel riscaldamento delle case».

Come possiamo sostituire i primi 15?

«Con una serie di iniziative: tornare al carbone rimettendo in produzione le centrali ferme; far funzionare al 100% i tre rigassificatori oggi al 75%; possiamo aumentare di 5 miliardi di metri cubi l'acquisto del gas dall'Algeria, e andare a «tappo» su Libia e Azerbaijan».

Il ministro Cingolani non vuole il carbone.

«Non conosco il piano di Cingolani. Ritengo che le centrali di Spezia e Monfalcone si possano tornare ad usare, mentre quelle di Genova e Marghera no. E Brindisi, Civitavecchia e la Sardegna devono funzionare a pieno regime».

E il gas liquido da chi lo prendiamo?

«C'è il mercato: da Usa, Qatar, Algeria, Nigeria, Australia. Dipende: finora abbiamo parlato di approvvigionamenti, poi ci sono i prezzi».

Dica dei prezzi.

«A certe quotazioni del gas ci sono attività economiche energivore che vanno fuori mercato. Lo stesso vale per le bollette, inducendo a comportamenti risparmiosi nelle nostre case. C'è una cosa semplice che si dimentica spesso: tutto questo riguarda l'Europa, mentre negli Usa il prezzo del gas è una frazione di quello europeo. E questo si riflette sulla competizione commerciale in tutti i settori energivori, carta, vetro, ceramica, l'intera pertrolchimica».

Quindi sostituire anche solo una parte del gas russo avrà forti costi per l'economia Ue?

«Usa e Uk, sul fronte idrocarburi hanno una posizione molto più agevole perché sono produttori. Mentre l'Europa continentale, quando prende posizioni politiche, deve accettarne i sacrifici che ne conseguono».

Esiste anche la minaccia di Putin per un embargo del gas: le pare verosimile?

«Questi contratti pluriennali che ci legano da oltre 50 anni sono un patrimonio per i russi. Credo che prima di rompere ci penseranno a lungo. Perché se poi gli europei si organizzano non torneranno più a comprare il loro gas».

L'alternativa del compratore cinese del gas russo è reale?

«Certo. C'è già la pipeline Power of Siberia 1 ed è pronta la 2, che, guarda caso, ha la stessa portata di North Stream 2. E ce n'è una terza in progetto. Ricordo che la Cina, per gli accordi di Parigi sul contenimento del riscaldamento globale, deve ridurre il suo elevatissimo consumo di carbone, e usare il gas russo è un modo efficiente di farlo. In ogni caso alla Russia non conviene avere un unico cliente, perché in quel caso il prezzo lo fa il compratore».

L'Europa è alleata storica degli Usa, eppure compra il gas dalla Russia. Una contraddizione che torna fuori.

«I rapporti dell'Italia, come della Germania, con l'Unione sovietica risalgono alla Guerra fredda. E sono sempre stati mantenuti con tutti i governi italiani, in un interscambio con i nostri prodotti, che i russi adorano. Gli americani ci hanno sempre messi in guardia, dicendoci che l'indipendenza energetica è condicio sine qua non per quella politica. Ma per l'Europa era una questione di prezzo: essere indipendenti sul terreno del gas vuol dire dotarsi di rigassificatori e comprare il liquido, che è molto più caro. A grandi linee: mentre il gas costava negli Usa 100, noi pagavamo quello russo 150, mentre quello liquido, trasportato e rigassificato, sarebbe costato 300».

Guardando al futuro, ha anche lei l'impressione che i nostri due big, Eni ed Enel, non siano sulla stessa lunghezza d'onda?

«Non ho elementi, ma le posso dire che la visione del mondo energetico è molto diversa se l'orizzonte è 12 mesi o 5 anni. Nel breve periodo non ci possono venire in soccorso né rinnovabili né rigassificatori ed è corretto fare altre scelte. Se invece l'orizzonte è a lungo termine bisogna ragionare sia in termini di sicurezza energetica che di decarbonizzazione».

Cosa propone per contenere le bollette. La tassazione degli extraprofitti la convince?

«Non c'è dubbio che dell'impennata del prezzo del gas beneficia chi, per produrre energia, non lo usa. Ma sono contrario al prelievo forzoso. Non possiamo cambiare le regole del mercato quando ci fa comodo. La soluzione che mi viene in mente è negoziare con i titolari delle concessioni idroelettriche uno scambio tra gli extraprofitti dell'idroelettrico e la durata delle concessioni. Sarebbe un'operazione che non va contro il mercato, ma darebbe un contributo a contenere la bolletta degli italiani».

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