"Esiste una differenza tra chi occupa e chi è occupato. Le responsabilità sono diverse". Usa toni duri, parole chiare e posizioni decise, il Patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, in una lunga lettera indirizzata alla diocesi dal titolo "Tornarono a Gerusalemme con grande gioia". Condanna la guerra, "diventata oggetto di un culto idolatra", l'uso dell'Intelligenza artificiale e gli algoritmi che "decidono chi vive e chi muore", e "l'abuso del nome di Dio", il "peccato più grave del nostro tempo". "Pur nel rispetto delle varie situazioni e riconoscendone la complessità" esiste "una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato", ammonisce Pizzaballa. "L'odio - sottolinea - ha scavato solchi profondi. Assistiamo a una dolorosa deumanizzazione dell'altro: quando egli diventa solo il nemico, tutto diventa lecito".
Definisce "inquietante" il fatto che venga utilizzata l'IA per "decidere chi vive e chi muore". "Non si tratta più solo di armi sempre più sofisticate o di droni telecomandati - sottolinea - stiamo entrando in una fase in cui sono gli algoritmi a selezionare obiettivi, a compiere scelte che fino a ieri rimanevano esclusivamente umane. Cosa accade quando a decidere chi vive e chi muore è una macchina? Quale responsabilità resta all'uomo?". L'invito è a riprendere i negoziati, a "sedersi intorno a un tavolo" per scegliere la via del dialogo. In primis per la popolazione. "I civili dice - non sono più considerati vittime collaterali, ma diventano danni da imputare alla mancata resa del nemico o strumenti funzionali al raggiungimento del proprio scopo. La guerra agisce come fine a se stessa". E poi l'attacco ad "alcune potenze mondiali, che un tempo si presentavano come garanti dell'ordine internazionale" e che oggi "scelgono da che parte stare non in base alla giustizia, ma in base ai propri interessi strategici ed economici. Buona parte delle istituzioni - civili, politiche, religiose - finiscono così per rimanere spettatrici silenziose e impotenti di fronte all'emergere di questo nuovo disordine mondiale".
Mette in guardia, il Patriarca, dall'"abuso del nome di Dio" definendolo "il peccato più grave del nostro tempo. Molte istituzioni religiose sembrano avallare, anziché arginare e denunciare queste derive, dimostrando così la loro debolezza profetica". Ma Gerusalemme, precisa, "non appartiene a nessuno in modo esclusivo" perché "non è bottino, bensì dono, punto di riferimento comune, un patrimonio dell'umanità".
Intanto in Libano continuano i bombardamenti.
L'esercito israeliano ha annunciato di aver ucciso tre membri di Hezbollah nel Sud del Paese e di aver colpito alcune infrastrutture del movimento filo-iraniano, nella valle della Bekaa, nel Libano orientale. Il presidente Joseph Aoun ha annunciato che respingerà qualsiasi accordo "umiliante" con Israele al termine dei negoziati e ha risposto a Hezbollah: portare il Paese in guerra è "tradimento".