Giallo dei messaggi del giudice, Davigo: "Un discredito per tutti"

Dal cellulare di Aschettino parte su Whatsapp un messaggio a luce rossa. Davigo infuriato: "Le notizie costituiscono fatto penalmente rilevante"

Giallo dei messaggi del giudice, Davigo: "Un discredito per tutti"

"Se vere, le notizie costituiscono fatto penalmente rilevante, oltre che violazione del codice etico dell'Associazione nazionale magistrati e discredito per la categoria": sono pesanti i toni che la giunta direttiva dell'Anm, presieduta da Piercamillo Davigo, ha scelto di usare per intervenire nella vicenda che da giorni agita il mondo giudiziario, e che ha per protagonista uno dei magistrati più potenti d'Italia: Lucio Aschettino, membro del Consiglio superiore della magistratura, presidente della commissione incarichi direttivi. In pratica, è dalle sua mani che passano le nomine di tutti i capi degli uffici giudiziari.

Proprio per questo la vicenda ha generato tanto clamore quanto stupore, nonostante quanto sia accaduto davvero non si capisca ancora. Le uniche certezze sono che dal cellulare di Aschettino parte su Whatsapp un messaggio a luce rossa; e che il magistrato nega di esserne l'autore, tanto da presentare una denuncia contro ignoti per accesso abusivo a sistema informatico. Ma nei giorni scorsi era dovuto intervenire il vicepresidente del Csm , Giovanni Legnini, per smentire le notizie che circolavano secondo cui Aschettino era finito sotto procedimento penale, essendo risultata falsa la sua denuncia; e lo stesso Aschettino, pressato dalle richieste di chiarimento dei colleghi, aveva diramato un comunicato per rivendicare la correttezza del proprio operato e negare di essere sotto inchiesta, "in questa vicenda sono una vittima".

Ma né il comunicato, piuttosto vago, di Legnini né l'autodifesa di Aschettino hanno messo a tacere la ridda di interrogativi che agita i social network dei magistrati. Come scrive ieri un magistrato calabrese su una delle mailing list: "Questo sarebbe un chiarimento? Smettetela, per cortesia, di pensare di poter continuare a prenderci in giro, minacciando querele urbi et orbi, come i peggiori dei politici. Invito, anzi, il cons. Aschettino, a illustrare – pubblicamente, su questa lista, non con burocratici comunicati stampa - a tutti i magistrati che lui concorre ad amministrare, quali siano stati gli esatti termini della vicenda (mi riferisco, ovviamente, a quelli pubblici; la parte privata non interessa ad alcuno) e a querelare (non a minacciare di) immediatamente gli organi di informazione che hanno diffuso la notizia che si assume falsa, rendendo noto, sempre su questa lista, il contenuto di detta querela. Credo che ciò sia dovuto dal cons. Aschettino in conseguenza della funzione pubblica e di alta rappresentanza da lui rivestita e dai correlati doveri di trasparenza nei confronti di tutti gli amministrati. So già – da anni ho perso l'ingenuità – che a questa mia non seguirà alcun chiarimento. Dovremo, quindi, ritenerci definitivamente soddisfatti di sapere che qualcuno avrebbe indebitamente utilizzato il telefono in uso al consigliere per inviare improvvidamente un messaggio dal contenuto equivoco all’utenza della di lui moglie (così, stando alle evidentemente false notizie di stampa) e anche questa vicenda potrà (come le altre recenti e meno recenti) essere allegramente chiusa con la consueta abbuffata di tarallucci e ubriacatura di vino".

E le spiegazioni di Legnini e Aschettino non sono bastati nemmeno a tranquillizzare i vertici dell'Anm, il sindacato delle toghe. Che a tarda sera di ieri diramano un comunicato in cui lasciano aperte tutte le ipotesi, evitando di considerare chiusa la pratica, chiedendo approfondimenti e riservando parole inequivocabilmente pesanti al comportamento del collega se le accuse venissero confermate. "La Giunta - si legge nel verbale - prende atto delle notizie di stampa apparsenegli ultimi giorni sulla vicenda riguardante un componente del Csm, notizie in base alle quali sarebbe ndagato per simulazione di reato; prende atto, inoltre, della comunicazione del vicepresidente dell'organo di governo autonomo e della dichiarazione del consigliere chiamato in causa Lucio Aschettino. Nel premettere che le notizie, se false, ledono gravemente la reputazione del magistrato e dell'ordine giudiziario e, se vere, costituiscono fatto penalmente rilevante, oltre che violazione del codice etico dell'Anm e discredito per la categoria, la Giunta chiede che sia fatta chiarezza sull'intera vicenda, anche attraverso gli organi statutari, al fine di evitare che venga offuscata l'immagine dell'intera magistratura".

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