Calcio, formula caos. Con il boom di positivi partite già in bilico. Si rischia lo stop totale

Il governo vuole vietare gli abbracci: "Ma non si ferma niente". Genoa-Torino, oggi si decide. Il Napoli trema, in forse il match con la Juventus. "E con 13 giocatori si gioca"

La giostra del gol è finita dietro le quinte. Avanti con la giostra del tampone che ha mandato in tilt il calcio di serie A. I 14 positivi nel Genoa calcio (dopo Perin e Shone già isolati nei giorni precedenti) di ritorno dal viaggio a Napoli dove è stato seppellito di gol (sei in un colpo solo) così da suggerire al ds Faggiano di cogliere al volo l'alibi («adesso capisco quella esibizione!») sono diventati un affare di stato. Inevitabili l'allarme collettivo e il timore che possa addirittura fermarsi la macchina del campionato, già provata nella sua marcia iniziale, dai botteghini chiusi e dalla crisi di sponsor che hanno provocato una perdita secca di mezzo miliardo. «Non ci sono le condizioni per sospendere il campionato»: di primo mattino il ministro con delega allo Sport, Vincenzo Spadafora, caso raro, è intervenuto per spegnere il focolaio del panico scatenato dalle notizie dei media. Non solo. La sua segreteria ha trovato finalmente il tempo di telefonare a Paolo Dal Pino, presidente della Lega di serie A, per chiedergli la disponibilità a un incontro istituzionale, reclamato da tempo dal dirigente. Potenza del virus, deve aver pensato Dal Pino. Quella di Spadafora non è rimasta l'unica voce del governo perché sull'argomento è intervenuto Pier Paolo Sileri, vice ministro alla Salute, con una dichiarazione di segno opposto. «Almeno i calciatori finiti vicini ai positivi devono andare in quarantena e comunque smettano di abbracciarsi dopo un gol» ha tuonato. Evento che nel caso del Genoa non si è affatto verificato! E ha concluso: «Nel caso di altri positivi, sarebbe utile uno stop di 7 giorni». Ma una volta riusciranno a parlare in perfetta sintonia?

La seconda polemica è avvenuta tra la comunità scientifica che pure dovrebbe diffondere certezze invece di seminare dubbi. Così è avvenuto che la frase del professor Galli, dell'ospedale Sacco di Milano («se tutti i test erano negativi due giorni prima e ora sono positivi, qualche dubbio viene»), sia diventata una sorta di accusa sull'efficienza del laboratorio di Genova dal quale sono arrivati i risultati dei tamponi effettuati dai genoani. «Non ho dubbi sul laboratorio. Piuttosto è lo spaccato del tampone, bisogna ringraziare la serie A» la replica stizzita di Matteo Bassetti, direttore della clinica delle malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova. «Questa è la Waterloo dei tamponi perché fa circolare soggetti negativi ma in fase di incubazione che trasmettono il virus e chiudono altri con tampone negativo che non trasmettono a nessuno» la sua chiave di lettura che deve forse spingere a modificare la classificazione dei soggetti. Anche perché nel caso dei 14 genoani, secondo alcune fonti, 13 sarebbero asintomatici e uno solo (un massaggiatore) con sintomi.

Nel calcio, invece, hanno seguito un'altra strada. A cominciare dai provvedimenti da adottare. «Qui vale la regola stabilita dall'Uefa: finché ci sono 13 calciatori utilizzabili, si gioca» la risposta-civetta spedita a tutte le società. Precedente più noto il Psg con 7 positivi (Icardi compreso): ha giocato e perso la prima di campionato. Che vuol dire prudenza ma senza lasciarsi contagiare dal panico. Oggi, per esempio, alla luce dei risultati dei tamponi di controllo, la Lega di serie A riunirà il consiglio direttivo competente per decidere la sospensione di Torino-Genoa in programma sabato prossimo. Il recupero non sarà un problema: due club non impegnati nelle coppe possono giocare il primo mercoledì di Champions League. I due medici interpellati, Zeppilli, Federcalcio, e Nanni, Lega, hanno espresso posizioni identiche. «Non c'è alcun rischio di sospendere il campionato - ha detto il secondo - è stato rispettato il protocollo» ha garantito il primo. Proprio mentre Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, ha cavalcato il sospetto: «14 positivi dopo i tamponi può sembrare anomalo, qualcuno dovrà indagare». L'altra sfida a rischio è quella tra Juve e Napoli, naturalmente. E qui lo scenario è abbastanza definito. L'ha chiarito Vincenzo Mirone, primario di urologia dell'università Federico II di Napoli. «Sarà decisivo il secondo giro di tamponi previsto per venerdì» ha spiegato mettendo in forse l'organizzazione del viaggio a Torino. Che, ripetiamolo, in tempi di virus è stato accorciato al giorno stesso della sfida.

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Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Mer, 30/09/2020 - 17:31

Deve essere controllato lo stato fisico dei giocatori che scenderanno in campo. Quelli malati siano mandati a casa e gli altri giochino pure. Non vedo quale sia il problema.