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Grillo vs Conte: guerra sui soldi. "Risarcitemi le consulenze". "Paga i danni"

Non solo il simbolo, battaglia sui 300mila euro tagliati al comico. E l'ex premier minaccia la causa

Grillo vs Conte: guerra sui soldi. "Risarcitemi le consulenze". "Paga i danni"
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Beppe Grillo contro Giuseppe Conte. Ancora una volta. Forse l'ultima. Con il primo che fa causa al nuovo M5S anche per il contratto di consulenza per la comunicazione, cassato dall'ex premier dopo la rottura politica con il fondatore, e il secondo che - se dovesse avere ragione anche in questa ultima contesa - punta a un risarcimento danni nei confronti dell'ex Garante. Si profila, dunque, una battaglia economica, oltre che politica, come è accaduto diverse volte nella storia del M5s.

La prima zampata, in questo senso, arriva dal comico. Che punta sì a riprendersi nome e simbolo del Movimento che ha fondato nel 2009 insieme a Gianroberto Casaleggio ma mette al centro delle sue rimostranze pure i due contratti di consulenza. Accordi che prevedevano un supporto di Grillo al Movimento guidato da Conte per quanto riguarda la comunicazione, poi risolti dall'ex premier definitivamente nel 2024. Il motivo? "Grillo fa controcomunicazione e sabotaggio". Il punto è che il compenso per il fondatore si aggirava intorno ai 300 mila euro all'anno. Dall'entourage del comico, sui dettagli di questa causa trapela poco o nulla, ma fuori e dentro il M5s viene ipotizzato che Grillo contesti a Conte le motivazioni e le modalità della cancellazione degli accordi di collaborazione. Una battaglia pecuniaria, cui Conte risponde con le minacce di risarcimento danni. Il simbolo del M5s "appartiene alla comunità degli iscritti e quindi al Movimento - è la linea di Conte - non c'è nessun proprietario, né dal nome né dal simbolo. Io l'ho già chiarito e quindi chi vuole fare delle liti temerarie avrà una risposta temeraria e nel caso verrà anche condannato a risarcire i danni".

Un'eventualità che non ha convinto Grillo dal rinunciare alle pretese legali sul logo del Movimento. Eppure, i contiani insistono. "Risponderemo con fermezza in giudizio alla richiesta di Grillo e valuteremo con equilibrio una eventuale nostra richiesta di danni per un'iniziativa che appare chiaramente temeraria", rilancia il notaio e deputato del M5s Alfonso Colucci, fedelissimo di Conte.

Ma, ancora una volta, dopo anni di liti su rimborsi, restituzioni e simbolo, il groviglio giudiziario e burocratico rischia di avere delle conseguenze politiche potenzialmente imprevedibili. Chi è vicino a Grillo, ma anche chi rientra nella quota dei pessimisti all'interno dei Cinque Stelle, fa notare la tempistica "pericolosa" dell'azione legale dell'Elevato. La prima udienza, che dovrebbe essere prevista a fine luglio, rischia di slittare a settembre.

Ma, complice il rito più veloce per questo tipo di procedimenti dopo la riforma Cartabia, non è escluso che possa esserci un verdetto entro la primavera del 2027, ovvero proprio alle soglie della scadenza della legislatura e del voto per le elezioni politiche.

E se, a sorpresa, Grillo avesse ragione? È questa la domanda che ci si fa in tutto il mondo che orbita intorno ai pentastellati, ex e attuali di rito contiano. Nel caso la spuntasse il comico, è il parere di chi conosce il M5s, si aprirebbe uno scenario molto complicato per Conte. L'ex premier rimarrebbe al vertice dell'associazione attuale del M5s.

Ma il contenitore dovrebbe cambiare il nome e il simbolo, che a quel punto sarebbe soltanto nelle disponibilità di Grillo. Nessuna possibilità di scegliere nomi assonanti e silhouette simili. Con la conseguenza, calcola chi è vicino a Grillo, che il nuovo partito di Conte possa perdere anche il 2 o il 3% senza il simbolo storico.

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