Guccini anti Pci che vota Craxi cambia la storia

Bisogna aver letto e ascoltato Gaber per capire Guccini. Qualcuno era comunista è un testo di meraviglioso e profondo significato per comprendere davvero che significato abbiano quelle parole pronunciate da Francesco Guccini, nel giorno dell'ottantesimo compleanno

Guccini anti Pci che vota Craxi cambia la storia

Bisogna aver letto e ascoltato Gaber per capire Guccini. Qualcuno era comunista è un testo di meraviglioso e profondo significato per comprendere davvero che significato abbiano quelle parole pronunciate da Francesco Guccini, nel giorno dell'ottantesimo compleanno. Dunque lui, il Ferroviere, l'eskimo, il compagno di feste dell'Unità e di Bella ciao e altri canti, non è stato mai comunista e ha sempre votato partito socialista italiano. Non la falce e il martello ma il garofano, simboli diversi di lotta proletaria, Togliatti e Craxi, per dire ma, in mezzo, aggiungo io, Berlinguer Enrico che aveva poco del primo e niente del secondo ma l'idea della sinistra era quella. Bisogna aver letto e ascoltato Gaber per capire che cosa significhi essere di sinistra e non della sinistra. Giorgio questo era e Guccini questo ha detto, non un pupazzo, una fotografia da usare nei comizi e nelle manifestazioni ma qualcosa d'altro, idea e non soltanto ideologia, appartenenza ma non militanza. Guccini ha messo in fuori gioco anche se stesso, ha spiazzato una generazione di compagni, improvvisamente rimasti senza una icona nel loro album di partito. Nella bellissima intervista rilasciata a Gianni Mura, era il settembre dell'anno scorso, senza l'ombra di quello che sarebbe accaduto con il virus e con la scomparsa improvvisa di Gianni, Guccini rivelava e svelava la sua esistenza, il suo senso della vita, il borgo di Pavana, il fiume, il mulino, gli occhi erano vivissimi, l'accento uguale a quello di cento canzoni giovanili. Qualcuno era comunista, diceva Gaber, perché abbiamo il Peggiore partito socialista d'Europa. E, no, caro Guccini, non ci siamo. Stavolta cito Jannacci, «se me lo dicevi prima» sarebbe stata un'altra storia, un altro modo di leggere certi tuoi testi, comunque bellissimi. Guccini ha votato per Craxi e per gli altri, durante e dopo. A ottant'anni fa effetto, la missione si è trasformata in una ammissione, nessun pentimento, nessuna confessione ma la sincera voglia di dire quello che nessuno sapeva e si aspettava. Nessuno tra i compagni, intendo ma nessuno anche tra i rivali di fazione, «le destre» come dice Bertinotti. A meno che, ancora ritornando a Giorgio Gaber l'epilogo di un lungo viaggio sia questo «No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare come dei gabbiani ipotetici. E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l'uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana. E dall'altra il gabbiano. Senza più neanche l'intenzione del volo. Perché ormai il sogno s'è rattrappito. Due miserie in un corpo solo».

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