Guerra sulla prescrizione Renzi arruola Tortora per fermare Bonafede

Iv propone la giornata delle vittime di giustizia L'ultima ipotesi: stop dopo la condanna di appello

Guerra sulla prescrizione Renzi arruola Tortora per fermare Bonafede

E a un certo punto Matteo Renzi ha deciso che era il momento di giocare duro. «In un modo o nell'altro fermeremo questa legge, credo senza ricorrere al voto di fiducia. Non hanno i numeri, dovranno cedere». In un modo o nell'altro, dice proprio così il leader di Italia viva, intervistato da Repubblica, cioè con le buone o con le cattive: se le cose non cambiano, Iv potrebbe appoggiare la proposta di Forza Italia sulla prescrizione. Non è, spiega, un attacco a Conte, bensì «un attacco al giustizialismo». Perciò, conclude, i grillini dovranno fare marcia indietro e il Pd «dovrà scegliere tra Orlando, suo vicesegretario, e Bonafede». Ma il Guardasigilli a mollare non ci pensa per niente. «Chi glieli scrive i testi, Salvini o Berlusconi? Qualcuno urla e minaccia, io lavoro. Entro dieci giorni la riforma del processo penale arriverà in Consiglio dei ministri e lì ciascuno si assumerà le proprie responsabilità». Muro contro muro, governo di nuovo in bilico, il cerino in mano al Pd. Siccome però nessuno vuole davvero la crisi, ecco che spunta l'ultima ipotesi di mediazione: i termini per la prescrizione verrebbero sospesi solo dopo la doppia condanna in primo e secondo grado.

L'idea, partorita al Nazareno, consentirebbe a Renzi di tenere il punto, a Bonafede di salvare la faccia e al Pd di sfuggire dall'imbarazzo di dover correggere una legge garantista che porta la firma del suo numero due, Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia. Allo stato, sembra l'unica via di uscita per evitare lo scontro o la creazione di una maggioranza diversa. Il lodo Conte, che prevede due velocità di applicazione della prescrizione a seconda del tipo di sentenza, è stato accantonato per la sua dubbia costituzionalità. L'altra soluzione sul tavolo, un rinvio a data da destinarsi, suonerebbe come una ritirata da parte di Bonafede e sarebbe forse troppo indigesta per i 5s, comunque primi azionisti di maggioranza in Parlamento. «Se si fa il rinvio, non siamo i più contenti del mondo - dice Orlando - Noi lo avevamo proposto, perché ci darebbe modo di affrontare con più calma la riforma del processo penale. Tuttavia abbiamo capito che il ministro è contrario».

Da qui la trovata di far partire la prescrizione dopo la sentenza di appello. Ci sono però due problemi. Il primo è di ordine regolamentale: trattandosi di una nuova norma, non può essere infilato nel decreto Milleproroghe. «Potremmo presentarla sotto forma di emendamento alla proposta di legge di Enrico Costa, fi, già in calendario», suggerisce il pd Alfredo Bazoli. Il secondo ostacolo è politico: saranno d'accordo i due contendenti?

Renzi sostiene di non voler far cadere Conte. «Ma il premier deve cambiare passo. Pil, Coronavirus, cantieri da sbloccare, dazi, lavoro, tassa da abbassare. Ci sono ottimi motivi per accantonare la riforma della prescrizione e mettersi a governare». Iv tiene alta la tensione, proponendo di istituire il 17 giugno, data dell'arresto di Enzo Tortora, come giornata solenne in memoria delle vittime degli errori giudiziari. «Prima delle ideologie manettare - dice il capogruppo al Senato Davide Faraone - viene lo Stato di diritto. Bonafede deve capire che stare in maggioranza non significa votare una riforma scritta a quattro mani con Salvini». I grillini sono ancora sulle barricate. Luigi Di Maio invita i suoi a scendere in piazza per difendere taglio dei vitalizi e modifica della prescrizione. Bonafede accusa Renzi di lavorare per il re di Prussia: «Sono al governo o all'opposizione?». Quanto al negoziato, «non mi risultano trattative in corso». Però «non mi sono mai sottratto al dibattito».