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Hannoun è indagato anche a Milano: "Istigazione a delinquere"

Ipotesi istigazione a delinquere: il pm procede per i deliri sulla "legge del taglione"

Hannoun è indagato anche a Milano: "Istigazione a delinquere"
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Si allarga l'inchiesta attorno a Mohammad Hannoun: il leader dei palestinesi in Italia è ora indagato anche dalla Procura di Milano per il reato previsto dall'articolo 414 del Codice penale, che punisce l'istigazione a delinquere. Prevede due condotte principali: l'incitamento pubblico a commettere reati e l'apologia di delitti. Il pm Alessandro Gobbis, che sta mostrando con i vari filoni investigativi di perseguire il tema del fondamentalismo islamico e della propaganda iraniana senza fare alcuno sconto, ha infatti iscritto Hannoun nel registro degli indagati per i fatti dell'ottobre 2025, quando invocò pubblicamente la legge del taglione.

Durante uno dei cortei per la Palestina tenutisi a Milano, Hannoun ha preso la parola anche sulla questione delle esecuzioni di Hamas a Gaza subito dopo il cessate il fuoco: "La rivoluzione ha le sue leggi. Per cui applicare sui collaborazionisti che hanno ucciso uomini donne bambini anziani la legge del taglione. Chi uccide va ucciso. Perché piangere per questi criminali?", aveva detto.

Ciò aveva provocato inizialmente un daspo di un anno dal capoluogo lombardo, ma il 27 dicembre è scattata l'altra maxi operazione, condotta dalla Procura di Genova, sui flussi di denaro che dall'Italia giungerebbero ad Hamas.

Ed è proprio lì che Hannoun è il principale imputato insieme ad altre 20 persone oggetto di indagine per il medesimo reato, ovvero il 270 bis (che punisce chi promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni aventi lo scopo di compiere atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico) o per concorso esterno. Nel filone milanese, infatti, al momento non sono presenti riferimenti all'accusa di terrorismo, essendo essi ora al vaglio dei colleghi genovesi.

Ma, sta di fatto, che si apre un'altra pista che potrebbe comunque condurre a risultati significativi e, infatti, sarà presumibilmente esercitata l'azione penale a breve. Oggi, intanto, è il giorno in cui il Tribunale del Riesame di Genova dovrà decidere sulle posizioni di Hannoun, Riyad Albustanji (detto lo sceicco), Yaser Elasaly e Raed Dawoud, i quattro in carcere in custodia cautelare dal 27 di dicembre. Potrebbero essere rimessi in libertà o restare in cella in regime di alta sicurezza.

Tra i fattori determinanti c'è sicuramente, oltre alla possibilità di reiterazione del reato, il pericolo di fuga. Hannoun ha un passaporto turco, un'abitazione a Istanbul e un conto corrente lì, che gli consentirebbe di riprendere la sua attività, essendo la Turchia uno dei maggiori punti di riferimento per figure come la sua, oltre che un hub strategico per il trasferimento del denaro a Gaza.

Insomma, non tornerebbe certo qui a farsi processare in caso di rinvio a giudizio. Simile il caso di Albustanji, considerato il punto di collegamento con le Brigate Al-Qassam (braccio armato di Hamas) che ha la residente in Norvegia e veniva in Italia per tenere quelli che i pm definiscono sermoni incendiari nei centri islamici per poi raccogliere la zakat (la loro elemosina). Gli altri due sono i responsabili della filiale milanese della Abspp, l'associazione al centro delle indagini, tramite cui sarebbero stati raccolti milioni di euro in Italia, con la scusa della beneficenza, per poi destinarli ai terroristi.

Un momento delicato per tutto l'asse pro Pal, e l'Api (l'altra associazione facente capo ad Hannoun, che anima i cortei con cadenza settimanale) ha infatti chiamato tutti a raccolta con un comunicato: "Appello alla solidarietà.

Non lasciamoli soli, l'udienza sarà lunga e decisiva. Le famiglie e i nostri fratelli hanno bisogno di sentire che fuori da quelle mura non sono soli. Portate la vostra presenza, la vostra voce e il vostro simbolo di solidarietà". La famosa solidarietà ad Hamas.

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