Hamam al-Hammami, il primo ufficiale omanita della FlyDubai che ha tentato di far schiantare il volo FZ1073 diretto a Tel Aviv ha dichiarato agli inquirenti di aver cercato compagnie aeree e rotte che lo avrebbero portato in Israele e di aver quasi portato a termine il suo piano lo scorso luglio. A scriverlo è il Wall Street Journal che ha raccolto indiscrezioni rilasciate da persone informate sull’indagine in corso dell’incidente.
Le stesse fonti del quotidiano americano hanno riferito che al-Hammami non sarebbe andato fino in fondo perché “teneva ad uno dei membri dell’equipaggio del volo”. Una versione che sembrerebbe combaciare con quanto riportato lunedì dal Guardian sulla base di affermazioni attribuite a funzionari regionali e israeliani.
Volo Flydubai, i 5 errori che hanno permesso al primo ufficiale di essere in cabinaStando alle ultime rivelazioni, il 29enne copilota residente a Dubai intendeva neutralizzare il comandante e far schiantare l’aereo con oltre 170 passeggeri a bordo contro un obiettivo come l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Ciò spiegherebbe l’interesse per l’assegnazione alla rotta Dubai-Tel Aviv dimostrato dall’omanita, il quale avrebbe anche dichiarato di avere agito a causa della situazione a Gaza.
Media e osservatori sottolineano da giorni come diversi elementi della vicenda (una tragedia scampata solo per gli interventi eroici del comandante e dei passeggeri) siano stati trascurati dalle autorità di vari Paesi del Medio Oriente. Al-Hammami aveva lavorato presso la Oman Air e gli era stato impedito di volare per timori sulle sue posizioni estremiste. Non è chiaro se Muscat abbia trasmesso le informazioni sul giovane omanita ad altri enti competenti della regione. Quel che è certo è che a febbraio di quest’anno al-Hammami, di padre omanita e di madre siriana, è stato assunto dalla compagnia emiratina FlyDubai. In precedenza e per pochi mesi il terrorista aveva lavorato anche per Royal Air Maroc.
Il fallimento dei background check si unisce ad un’altra grave falla delle misure di sicurezza che avrebbero potuto fermare l’imbarco del terrorista. Ai piloti di Paesi che non hanno relazioni con Israele (e tra questi c’è l’Oman) è infatti impedito di atterrare nello Stato ebraico. Nessuno pare abbia vigilato davvero sull’attuazione di tale norma. Tel Aviv avrebbe ricevuto l’elenco dei passeggeri e dell’equipaggio del volo ma non ha escluso Hammami.
Il ministro dei Trasporti del Paese, responsabile della sicurezza dei voli diretti in Israele, ha affermato di non esaminare tali liste perché non ritiene di essere responsabile del controllo dei passeggeri e dei membri dell’equipaggio. Lo stesso ministero ha precisato di non essersi reso conto che poteva accedere al database israeliano contenente tali informazioni. Secondo una persona a conoscenza dei fatti consultata dal Wall Street Journal, dall’inizio dell’anno oltre 1200 membri dell’equipaggio provenienti da Paesi soggetti a divieto di ingresso sono arrivati in Israele.
FlyDubai, il copilota: “Una vendetta per Gaza”Intanto gli inquirenti, che hanno accesso ai dispositivi elettronici dell’attentatore, cercano di fare luce sulla figura di al-Hammami. Nelle ultime ore anche le autorità della Nuova Zelanda hanno lanciato un’indagine sull’omanita, il quale ha seguito un corso di addestramento al volo in quel Paese circa un anno dopo aver abbandonato gli studi in Australia. L’uomo sarebbe stato in territorio neozelandese con un visto studentesco per 175 giorni, dal novembre 2018 al maggio 2019. In Australia, il 29enne avrebbe invece trascorso due anni come studente, fino al 2017.
