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Hormuz, Meloni per la diplomazia. "Missione Onu"

Crosetto: saremmo tutti d'accordo. Via i nostri da Kuwait, Iraq e Erbil

Hormuz, Meloni per la diplomazia. "Missione Onu"
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Il punto fermo è che l'Italia - come il resto dei Paesi europei - vuole rimanere fuori dalla guerra. Un conflitto deciso unilateralmente da Stati Uniti e Israele e su cui i vertici del governo italiano nutrono enormi perplessità. Manifestate nelle diverse interlocuzioni diplomatiche con Washington e Tel Aviv, ma silenziate nelle prese di posizione pubbliche per evitare di allargare ulteriormente il solco tra Europa e Stati Uniti. Che nei fatti prende sempre più forma, tanto che tutti i grandi Paesi dell'Unione europea non hanno esitato a dire chiaramente di non voler essere direttamente coinvolti. Certo, anche in questo caso Bruxelles si muoverà con estrema prudenza, tanto che nel Consiglio europeo in programma domani i Ventisette non prenderanno una posizione netta. Nell'ultima bozza di conclusioni, per dire, si condanna sì la guerra in Iran ma senza mai citare né gli Usa, né Israele. A conferma che per tutta l'Europa non è facile prendere davvero le distanze da un Donald Trump che non si farebbe remore a mettere in atto ritorsioni politico-militari (un eventuale disimpegno in Ucraina) e economiche (il 60% del gas liquefatto l'Ue lo importa dagli Usa). "Per Hormuz - spiega l'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas - la diplomazia è l'unica strada".

E che l'Italia non si farà coinvolgere attivamente nel conflitto lo ha ribadito ieri la premier Giorgia Meloni, come pure i ministri Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa). È proprio quest'ultimo a rilanciare l'idea di "una missione multilaterale internazionale" per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz. Come è noto, infatti, c'è la disponibilità di rafforzare la missione Aspides (lanciata dall'Ue nel 2024 per proteggere i mercantili dagli attacchi Houthi nel Mar Rosso e a Suez), ma senza allargarne il campo d'azione a Hormuz perché - dice Crosetto - un simile intervento "può sembrare un ingresso in guerra". Invece, aggiunge, l'auspicio è che "l'Onu si metta alla testa di questa cosa, solo così si riuscirebbe a mettere d'accordo quasi tutto il mondo".

Intanto,

continua la "rimodulazione prudenziale" della presenza militare italiana nell'area. Nelle ultime ore sono stati evacuati decine di soldati dalle basi di Ali Al Salem in Kuwait, Baghdad in Iraq e Erbil nel Kurdistan iracheno.

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