Leggi il settimanale

Hormuz riapre e stop alla bomba. A Teheran fondo da 300 miliardi

Gli Usa diffondono il testo dell'accordo. Via libera a 60 giorni di negoziati, durante i quali nello Stretto non si pagheranno pedaggi. Alt alla guerra anche in Libano

Hormuz riapre e stop alla bomba. A Teheran fondo da 300 miliardi

L'Iran non avrà mai un'arma nucleare, le armi devono tacere anche in Libano, lo stretto di Hormuz verrà aperto e dovrebbe tornare come prima della guerra. Non solo: la Repubblica islamica incasserà 300 miliardi di investimenti, lo scongelamento dei fondi iraniani bloccati dagli Usa e l'eliminazione delle sanzioni. A patto che i negoziati nei prossimi due mesi, sui dettagli dell'accordo, vadano a buon fine. Il documento è stato reso noto ieri sera dagli Usa e firmato, per ora, a distanza. Oggi la firma ufficiale, con l'ipotesi che siano Trump e Pezeshkian a mettere il loro sigillo. La Repubblica islamica canta vittoria ed esce dal conflitto "rifinanziata". In cambio si torna a Hormuz pre guerra e Teheran non si farà la bomba, come ha sempre sostenuto il defunto ayatollah Khamenei. Fonti dell'amministrazione Usa hanno confidato alla Cnn che "il linguaggio è volutamente vago" per favorire il vero negoziato nei prossimi 60 giorni.

I 14 punti sono contenuti in una paginetta e mezza.

1. Il primo sancisce che "la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati, dichiarano la cessazione immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano". Israele non ne vuole sentire parlare e ha già reso noto che continuerà a rispondere a Hezbollah rimanendo nel Paese dei cedri. Nel secondo paragrafo del primo punto, oltre allo stop delle "azioni ostili" è previsto pure che non venga minacciata l'uso della forza. Però, ieri, Trump ha subito sostenuto che ricomincerà a "sganciare bombe" se l'Iran "non si comporterà bene".

2. Il secondo è l'epitaffio per l'opposizione iraniana e il popolo sceso più volte in piazza. I due Paesi "si impegnano ad astenersi da qualsiasi interferenza negli affari interni dell'altra parte". L'intero memorandum è solo un passo iniziale verso un accordo definitivo. Per questo (3.) Usa e Iran "si impegnano a negoziare e raggiungere un accordo finale entro un periodo massimo di 60 giorni", che possono venire prorogati. Su Hormuz i punti chiave. (4.) "Immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d'Intesa, gli Stati Uniti revocano il blocco navale" e dai porti iraniani possono partire e arrivare le petroliere. Per di più gli Usa ritireranno "le proprie forze dalle aree circostanti l'Iran entro 30 giorni dalla conclusione dell'accordo finale". (5.) La Repubblica islamica "si impegnerà al massimo per garantire il transito sicuro e gratuito delle navi commerciali dal Golfo Persico al Mare d'Oman e viceversa per un periodo di 60 giorni". Tutto dovrebbe tornare alla situazione pre guerra, ma in seguito Teheran e l'Oman definiranno "la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz", che suona come pedaggi. Lo sminamento, secondo l'accordo, spetta agli iraniani.

Nei due punti successivi Teheran passa all'incasso. (6.) "Gli Stati Uniti, insieme ai loro partner regionali, si impegnano a elaborare un piano globale per la riabilitazione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell'Iran, garantendo finanziamenti per almeno 300 miliardi di dollari". In pratica si tratta dei danni di guerra chiesti fin dall'inizio, ma non c'è alcun riferimento a quelli subiti dai Paesi del Golfo per il lancio di missili e droni. I dettagli del piano Marshall pro Iran verranno stabiliti nei 60 giorni di ulteriore negoziato. Al punto 7. "gli Stati Uniti si impegnano a porre fine, secondo un calendario da concordare nell'ambito dell'accordo finale, a tutte le sanzioni attualmente imposte alla Repubblica Islamica dell'Iran". Un colpaccio incredibile, se diventasse realtà, che aiuterà il regime a uscire dalla grave crisi economica. Gli americani frenano parlando di "sollevare le sanzioni sulla base dei progressi" negoziali.

E finalmente al punto 8. si legge la concessione più importante: "La Repubblica islamica ribadisce che non si procurerà né svilupperà armi nucleari". Lo smaltimento dei 400 chili di uranio arricchito avverrà in Iran sotto la supervisione dell'agenzia atomica dell'Onu. E l'accordo finale affronterà il programma nucleare, che gli iraniani vogliono mantenere per uso civile. Fino ad allora (9.) vige lo status quo.

10. Dopo la firma del memorandum il Dipartimento del Tesoro americano dovrà autorizzare "l'esportazione di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e derivati". E il punto 11., sempre in relazione ai progressi negoziali, impegna gli Usa "a rendere pienamente disponibili per l'uso i fondi e i beni congelati o vincolati della Repubblica Islamica". Ben 24 miliardi di dollari, che sono stati per decenni una delle leve economiche più importanti contro gli ayatollah assieme alle sanzioni. Al punto 12. e 13. si stabiliscono i meccanismi di attuazione e le garanzie.

Il memorandum si conclude con il punto 14. che recita: "L'accordo finale sarà ratificato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite".

Molto è rimasto fuori: l'arsenale missilistico e la riduzione della gittata, come premeva Israele,

lo stop all'appoggio ai proxy di Teheran nella regione come Hezbollah. Il cambio di regime evocato da Trump, nelle ultime ore, è a favore dei pasdaran e sacrifica le aspirazioni di libertà della maggioranza degli iraniani.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica