C'è un sospettato per il triplice omicidio di Roma: padre, madre e figlia trucidati in casa a colpi di mannaia. La polizia ha il suo nome e cognome e ha diffuso anche un foto. È un connazionale delle tre vittime, amico di famiglia, che subito dopo averle uccise è fuggito a piedi dall'abitazione di via Montiglio, nel quartiere Casalotti, non lontano dal grande raccordo anulare. Si chiama Shadhat Hossain, nato in Bangladesh nel 1983. È un richiedente asilo. Un anno fa aveva presentato all'Ufficio Immigrazione della Questura di Frosinone una richiesta di protezione internazionale per motivi umanitari, che era ancora il valutazione. Abita a Roma da diversi anni e non ha precedenti penali.
Lo ha visto bene in faccia l'unico sopravvissuto alla strage, il figlio maggiore Amir Hossain Uddin, che gli investigatori sono andati a sentire in ospedale dove è ricoverato in prognosi riservata, e lo hanno visto fuggire a piedi dal palazzo alcuni testimoni, in particolare una donna che stava facendo una passeggiata con in cane e la figlia. "Aveva la carnagione scura e una polo azzurra, correva velocissimo, però ho notato che sulle mani aveva dei guanti", ha raccontato la signora al Messaggero.
Nel diffondere la sua foto agli organi di stampa, la squadra mobile ha chiesto a chiunque abbia indicazioni o informazioni utili alla sua individuazione di contattare il 3346903295. L'annuncio è stato diffuso anche sui canali whatsapp della polizia di Stato. Fuggendo dalla casa del massacro, il 43enne avrebbe buttato la felpa insanguinata in un parcheggio privato vicino alla palazzina dove abitavano le vittime. La polizia scientifica la sta analizzando. Il ricercato lavora in un supermercato della zona della stessa catena dove è impiegato il figlio scampato al massacro. Gli investigatori sono andati a sentire i datori di lavoro e i colleghi alla ricerca di qualche indizio per rintracciarlo, hanno perquisito la sua casa e passato al setaccio senza esito quelle di amici e parenti. Nessuna traccia è stata trovata.
Ma avrebbe comunque le ore contate, gli inquirenti conoscono la targa dell'auto con cui si sta nascondendo e lo stanno braccando, anche con l'aiuto dei droni equipaggiati con strumentazioni per cercare le persone disperse. Ancora poco chiaro il movente del triplice omicidio. I magistrati della Procura di Roma ipotizzano una possibile matrice passionale del delitto. Sembra che il 43enne fosse ossessionato dalla donna uccisa, Momotaj Hosne Jahan, e le indagini stanno cercando di accertare che tipo di relazione ci fosse tra i due. Tutti all'interno della comunità sapevano che aveva una relazione con la moglie di Kamal e ciò nonostante continuava a frequentare la loro casa. Non è chiaro se sia stato un delitto premeditato o d'impeto, magari maturato dopo un rifiuto della vittima. L'uomo - è una delle possibili ricostruzioni - potrebbe essersi presentato in casa per molestare la 38enne e - respinto - l'avrebbe uccisa insieme alla figlioletta di otto anni, per poi accanirsi sul padre e il fratello al loro rientro. Gli investigatori stanno analizzando i cellulari delle vittime per ricostruire le loro ultime ore di vita e cercare al loro interno eventuali contatti tra loro e il killer precedenti la strage.
Agli inquirenti non è certo è sfuggito il testo di un messaggio farneticante - e macabro alla luce di quanto accaduto - che il
ricercato aveva postato il giorno prima del triplice delitto: "Un uomo non solo muore da solo e lascia gli altri come sono morti. Ecco perché dovresti morire con i tuoi cari quando muori. Così nessuno deve soffrire per nessuno".