"Con i Cir vi convinceremo a investire sui titoli di Stato"

Il sottosegretario leghista spiega la ricetta anti speculazione «I soldi vadano alla manutenzione di strade e scuole»

"Con i Cir vi convinceremo  a investire sui titoli di Stato"

Roma Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture e ideatore dei Cir, i Conti individuali di risparmio. Una forma di investimento detassato a beneficio delle famiglie, ma anche - e soprattutto - un modo per portare i cittadini italiani a investire sul debito pubblico italiano, facendo diminuire la quota di investitori esteri che detengono i Btp. Una cura anti spread per mettere al riparo l'Italia dalla speculazione sulle obbligazioni di Stato. Ne ha parlato recentemente anche il vicepremier Matteo Salvini. L'idea è contenuta in una proposta che prevede la non imponibilità dei rendimenti e l'esenzione dalla imposta di successione. Siri auspica che le risorse vadano anche alla manutenzione delle infrastrutture che ancora spetta alle Province.

È finito l'esame dei Cir da parte del ministero dell'Economia?

«L'impianto del provvedimento è pronto mancano solo gli ultimi accorgimenti».

Andranno nel decreto fiscale?

«Saranno nella Legge di Bilancio».

Come volete incentivare le adesioni?

«I Cir sono conti individuali di risparmio in cui ogni famiglia può mettere 3 mila euro finalizzati all'acquisto di Btp minimo a 5 anni e hanno due vantaggi: la cedola non è soggetta a imposta e il contribuente gode di una deduzione fiscale».

Saranno composti solo da Btp o pensate a destinare il risparmio anche in altro modo?

«L'obiettivo è l'acquisto di Btp ma possono essere anche investiti in altri strumenti finanziari dello Stato che stiamo definendo. In ogni caso la raccolta sarà destinata ad investimenti in particolare in Infrastrutture. C'è tanta manutenzione da fare e per i risparmiatori sapere che i propri risparmi comunque garantiti dallo Stato vengano utilizzati per il rifacimento di strade, ponti o scuole penso sia una bella cosa. Purtroppo molta della manutenzione infrastrutturale è ancora in capo alle Province che però non hanno dotazione finanziaria per intervenire laddove necessita. Parte di queste risorse potrebbero andare lì.

Ma le province non dovevano essere abolite. Come mai c'è ancora bisogno di finanziare gli interventi di un ente che non dovrebbe esistere più?

«Si sono stati aboliti gli enti ma le competenze sono rimaste. Questo è il paradosso. Di fatto le Province non sono più su base elettiva ma sono costituite dalle città Metropolitane e dai Comuni di zona ma ripeto per certi interventi di manutenzione anche urgente mancano le risorse. O decidiamo di abolire assieme agli Enti anche le competenze avocandole a strutture centrali oppure non possiamo continuare a lasciare competenze molto importanti e tangibili come la gestione di infrastrutture a soggetti fantasma senza soldi».

I rendimenti come saranno stabiliti?

«I rendimenti saranno allineati al mercato».

È possibile realizzare in Italia il modello giapponese, con il debito interamente detenuto da famiglie?

«In realtà è sempre stato così. E di fatto per la gran parte è ancora così. È vero che le famiglie direttamente posseggono poco più del 5% dei Titoli di Stato ma è pur vero che gli strumenti finanziari in cui i risparmiatori domestici hanno investito siano essi fondi o assicurazioni hanno come sottostante per la maggioranza sempre Titoli della Repubblica. Non va dimenticato che il risparmio italiano è sempre stato molto cauto e che si è preferito sempre investire in strumenti che garantissero più la conservazione del capitale piuttosto che interessi in cambio di investimenti speculativi e rischiosi».

I risparmi saranno al sicuro?

«Il risparmiatore può contare sul fatto che mai nella storia la Repubblica Italiana ha mancato di pagare le proprie obbligazioni a differenza di altri protagonisti del mercato a cui le agenzie avevano attribuito rating super positivi e poi invece li hanno fregati vedi Lehman Brothers».

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