Caro direttore Feltri,
Le scrivo ancora una volta da giovane lettore che continua a interrogarsi. Viene da chiederselo senza giri di parole: l'Onu ci è o ci fa? Parliamo dello stesso organismo che affida incarichi a Francesca Albanese, la quale evita accuratamente di definire Hamas un'organizzazione terroristica, ma non ha esitazioni nell'indicare Israele come nemico comune dell'umanità (imparzialità cercasi). Lo stesso Onu che, subito dopo la repressione sanguinaria delle proteste in Iran, lo elegge vicepresidente della Commissione per lo sviluppo sociale, quella che dovrebbe promuovere democrazia, uguaglianza di genere e tolleranza. Una scelta che rasenta una farsa. E come ciliegina sulla torta, il segretario generale Guterres che si congratula con Teheran per l'anniversario della Rivoluzione islamica del 1979. Nel frattempo l'Onu non è riuscita a risolvere una guerra che sia una: dall'Ucraina al Medio Oriente, passando per i tanti conflitti dimenticati. L'istituzione che dovrebbe garantire pace e sicurezza appare più spettatrice che protagonista. A questo punto la domanda è doverosa: l'Onu è ancora un presidio di valori universali o è diventata un teatro dell'assurdo dove si predica bene e si pratica il contrario? Le sarei grato se volesse esprimere il Suo punto di vista.
Cordiali saluti,
Giovanni Mora
Brescia
Caro Giovanni,
innanzitutto grazie. Grazie perché scrivi ancora, perché ti interroghi, perché non ti limiti a consumare notizie ma le metti in discussione. E permettimi di dirti che è stato un piacere incontrarti in occasione della presentazione del libro di Azzurra Barbuto Difesa del maschio di razza bianca. Sei un giovane uomo molto elegante, distinto, pulito. E vedere un ragazzo di diciannove anni così attento, curioso e appassionato al dibattito pubblico è una consolazione in tempi in cui molti tuoi coetanei preferiscono l'apatia all'approfondimento, l'inganno dei social rispetto all'analisi della realtà.
Vengo alla tua domanda, che è tutt'altro che ingenua. L'Onu è debole? Sì, lo è. E non da oggi. Oggi semplicemente ce ne stiamo accorgendo di più. È un organismo nato per garantire pace e sicurezza internazionale e negli ultimi decenni non è riuscito a prevenire né a risolvere i principali conflitti: dall'Ucraina al Medio Oriente, passando per guerre dimenticate di cui nessuno parla più. L'impressione, spesso, è quella di una platea che discute mentre fuori infuriano gli incendi. Tuttavia, bisogna essere intellettualmente onesti. L'Onu non è uno Stato sovrano. Non ha un esercito proprio, non ha un potere coercitivo autonomo, non può imporre la pace con la forza. È un organismo sovranazionale che vive dentro una comunità di Stati, ciascuno dei quali conserva la propria sovranità. E la sovranità, in politica internazionale, è ancora il principio dominante. E dico anche per fortuna. Nessuno Stato accetta davvero di sottomettersi a un'autorità superiore. Gli organismi sovranazionali possono mediare, proporre, raccomandare, ma quando si arriva allo scontro tra interessi nazionali prevalgono sempre questi ultimi. È un limite strutturale, fisiologico, non semplicemente una colpa morale. Detto ciò, la debolezza dell'Onu non è solo tecnica. È anche politica. E non possiamo fare finta che non sia così. Prendiamo il caso di Francesca Albanese. Un relatore speciale dovrebbe incarnare, prima di tutto, l'imparzialità. Non è un attivista, non è un commentatore, non è un politico. È un funzionario chiamato a monitorare e riferire. Quando però le dichiarazioni diventano apertamente sbilanciate, quando si adottano formulazioni che sembrano indulgenti verso organizzazioni terroristiche o eccessivamente accusatorie verso una sola parte del conflitto, l'impressione è che venga meno proprio quel requisito di equilibrio che dovrebbe essere il fondamento del ruolo. Io ritengo che in casi del genere una riflessione sulla permanenza nell'incarico sia legittima. L'autorevolezza di un organismo internazionale si misura anche dalla credibilità dei suoi rappresentanti. Quanto alla presunta celebrazione dell'anniversario della Rivoluzione iraniana del 1979 da parte del Segretario generale, non risultano dichiarazioni ufficiali in tal senso. Se mai circolano ricostruzioni sui social, occorre distinguerle dai fatti documentati. Sarebbe gravissimo congratularsi per una rivoluzione che ha dato origine a una teocrazia repressiva contro la quale, ancora oggi, tanti giovani iraniani scendono in piazza rischiando la vita. Ma su questo punto è bene attenersi alle fonti ufficiali, non alle caricature digitali. In conclusione, caro Giovanni, l'Onu non è un presidio inefficace perché malvagio o necessariamente in malafede. È un organismo strutturalmente limitato, inserito in un sistema internazionale in cui gli Stati restano padroni delle proprie scelte. Quando questi scelgono lo scontro, nessuna segreteria di palazzo può fermarli.
Ciò non toglie
che l'Onu debba ritrovare autorevolezza, rigore, equilibrio. Perché senza credibilità morale anche la diplomazia più raffinata diventa teatro.Continua a farti domande. È così che si cresce. E tu stai crescendo davvero bene.