Si chiama Leonardo Caffo. È un filosofo, passato nel giro di un episteme da giovane promessa a vecchio porco. Denunciato per maltrattamenti dalla sua ex compagna, assurse al disonore delle cronache nel 2024 quando, in attesa della sentenza, fu contestato il suo invito alla fiera Più libri più liberi, peraltro dedicata alla memoria di Giulia Cecchettin. Cortocircuito che mandò in tilt la sinistra, mondo cui Caffo apparteneva. La sua amica Chiara Valerio, curatrice della manifestazione, prima lo difese, poi lo scaricò.
Comunque. Caffo, l'amico dell'amica della Murgia, dopo una prima condanna è stato assolto in appello dall'accusa di lesioni e si è impegnato in un percorso rieducativo. A quel punto era già stato mollato dai giornali (di sinistra) per cui scriveva, dai festival (di sinistra) dove era un habitué, dagli editori (di sinistra) con cui pubblicava... Il peggio della sinistra al suo meglio.
Bene. Ieri Caffo è stato licenziato in tronco dall'università milanese dove insegnava. L'ultimo lavoro che gli rimaneva. Il circolettismo amichettista non ha fatto un plissé.
Morale. Caro Caffo, hai sbagliato tutto. A destra (forse) c'è meno cultura, ma più umanità. Noi non siamo garantisti. Siamo meglio. Siamo tolleranti. E crediamo più alla riabilitazione che alla gogna.
E
finiamo con una citazione. «La sinistra ha trasformato la politica in un concorso di santità. La destra, con i suoi anti-eroi cinici, è autentica nelle sue imperfezioni, mentre la sinistra appare ipocrita». È di Leonardo Caffo.