L'altro giorno abbiamo ascoltato il discorso di Trump sullo Stato dell'Unione. Pessimo, egoriferito, pieno di cose false. Non ci è piaciuto.
Poi abbiamo seguito quello che Robert De Niro ha tenuto al contro-evento «State of the Swamp». Ha replicato al presidente, ha invitato tutti a «scendere in piazza» e a «riprendersi il Paese». E ci è piaciuto ancora meno.
Prima di tutto non riusciamo a capire perché siano sempre i ricchi e famosi a dirci cosa è meglio per noi, che non siamo né ricchi né famosi (succede anche in Italia peraltro, solo che loro hanno De Niro, noi Elio Germano). E poi non capiamo neanche perché dobbiamo fidarci di una star milionaria che prima vota un sindaco dem a New York e poi tre mesi dopo se ne va a vivere in un'altra città perché il sindaco gli ha alzato le tasse.
Ma soprattutto. De Niro, come i suoi amici milionari hollywoodiani che poi te li ritrovi sull'aereo di Epstein, non capiscono di essere loro la causa, e non la soluzione, della vittoria di Trump. E comunque quando inciti la gente a scendere in piazza per riprendersi il Paese è meglio che spieghi molto bene cosa intendi. Se no rischi di replicare quello che fece Trump con l'assalto al Campidoglio nel 2021.
Come mi ricorda sempre un mio amico - cui piacciono persino
anche gli ultimi film di De Niro - in politica non serve «riprendersi» qualcosa. Basta capire le ragioni della propria sconfitta, scegliersi un buon candidato, andare alle urne e ottenere la maggioranza.Si chiama democrazia.