La sequenza dell'orrore si ripete nelle decine di testimonianze verbalizzate dalla Procura vallese nelle ore successive alla strage del Constellation. È la fase iniziale dell'indagine per incendio, omicidio e lesioni colpose per ora solo a carico dei titolari del locale, i coniugi Jacques e Jessica Moretti.
I racconti dei sopravvissuti coincidono. Le candele sulle bottigli, pratica che Jessica Moretti nell'interrogatorio di garanzia ha ammesso come abituale ("lo facciamo da sempre, da 10 anni. Sistematicamente, quando serviamo una bottiglia in sala, aggiungiamo un piccolo fuoco d'artificio alla bottiglia. Durano circa 20 secondi"). I pannelli fonoassorbenti che prendono fuoco, il rogo che corre rapidissimo, "15-20 secondi". La calca, il fumo, le mani che perdono quelle degli amici, di chi resta indietro, al seminterrato, ai piedi della stretta scala dove verranno ritrovati 34 corpi. L'ondata di calore, il fuoco che brucia la pelle.
Nessuno ha visto o trovato gli estintori, anche se il titolare Jacques Moretti, dichiara alla polizia che "ce n'erano quattro", di cui tre al seminterrato: "Uno si trova proprio accanto all'uscita di emergenza, nell'angolo. Uno all'ingresso del bar lato scala, al centro della stanza. Il terzo nel box accanto all'ufficio". Aggiunge che le uscite di emergenza erano due: quella in corrispondenza dell'ingresso del locale, e quella al piano inferiore. E che c'erano "quattro cartelli direzionali che le indicavano".
La porta laterale, invece, quella che dà su una galleria commerciale non sarebbe stata di emergenza, ma di servizio. Un dipendente mette a verbale di averla aperta per fare uscire un cliente, per "fumare": "Avevo fatto fatica ad aprirla perché aveva un chiavistello in alto a 190 cm". Si tratta della stessa che Moretti, quando arriva al Constellation dopo l'allarme, trova chiusa e che sfonda con altre due persone. Dalle immagini di videosorveglianza di quella notte, sembra essere bloccata da un tavolino. Diversi testimoni spiegano che era chiusa per evitare che si entrasse e uscisse liberamente dalla serata a pagamento.
Quella notte c'era anche il figlio del titolare, Jean-Marc Moretti che, dalle testimonianze, controllava gli ingressi. "Non pensavo che l'incendio sarebbe degenerato così in fretta - racconta un sopravvissuto -. Sono salito a prendere un estintore. Mentre salivo le scale, ho visto Jean-Marc correre. Ho sentito le persone urlare e un grande fumo salire. Ho abbandonato l'idea dell'estintore e sono corso giù a cercare la mia ragazza. Quando sono sceso, dopo 15-20 secondi, vedevo solo fiamme e fumo. La gente si calpestava, era orribile. C'erano 200 persone in preda al panico che cercavano di salire le scale, un inferno". Quella sera, riferisce ai pm una 16enne, c'erano "due addetti alla sicurezza vestiti di nero", forse uno era il figlio di Moretti. "Il buttafuori ci ha lasciate passare a condizione che non bevessimo alcolici forti. Abbiamo detto che c'era il fuoco e i vigilantes si sono diretti verso le scale che portavano al bar. Delle persone che volevano entrare ne hanno approfittato. Sono stata spinta verso l'interno".
Un'altra testimone, Camille, era passata al Constellation per salutare la sua amica Cyane, la cameriera di 24 anni, fidanzata del figlio di Moretti, morta nel rogo. C'era lei a cavalcioni su un collega, a portare le bottiglie scintillanti. Camille racconta che Jessica Moretti le aveva chiesto una mano per portare due bottiglie.
"All'improvviso ho sentito un'ondata di calore e la mia mano bruciare. Sopra la gente diceva che le porte erano chiuse, che il titolare le aveva volontariamente bloccate per evitare che i clienti entrassero e uscissero dato che la serata era a pagamento".