Era in via Fani. L'unico del commando che rapi e uccise Aldo Moro a non aver scontato un giorno di carcere. Alessio Casimirri, nome di battaglia Camillo, è l'ultimo degli intoccabili. È la sua biografia potrebbe accendere suggestioni complottiste, perché certo la famiglia Casimirri era lontanissima dall'ambiente eversivo delle Brigate rosse. Anzi, come spesso è capitato nelle storie del nostro terrorismo, Alessio proveniva dalla borghesia, in questo caso quella cattolica della capitale. Il padre Luciano fu il responsabile della sala stampa vaticana con tre pontefici: Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI. Ma se Luciano è nell'album del papato, Alessio é in quello sanguinario dell'eversione , con un cumulo che la dice lunga di ben sei ergastoli. E l'antica fascinazione che i figli coltivano per distruggere quel che i padri hanno costruito.
Oggi lui è una ferita aperta per la nostra democrazia, fatti i debiti paragoni come se un criminale nazista fosse ancora a spasso. Ma la sua sua latitanza interminabile, anzi la sua inafferrabilità , ha una spiegazione semplice, sfacciata, alla luce del sole: il legame strettissimo del brigatista con il Nicaragua.
Alessio Casimirri si stabilisce a Managua nel 1983, è cittadino di quel Paese, l'estradizione è stata negata e anzi ora il governo annuncia di voler rompere le relazioni con l'Italia proprio a causa sua.
È una storia incredibile quella di Casimirri: cresce con vista, vista privilegiata su piazza San Pietro e sui fermenti di una Chiesa che cambia, fra il Concilio e le spinte "pacifiste" del Papa buono, ma lui viene affascinato dal Sessantotto e poi risucchiato nell'area della sinistra più radicale: prima Potere operaio, un classico, poi le Brigate rosse, come da copione di altri "soldati". È in via Fani e insieme ad Alvaro Lojacono, che a sua volta ha limitato i danni grazie alla cittadinanza svizzera, è nella 128 che taglia la via di fuga del leader democristiano.
La sua militanza nel partito armato, però non si esaurisce con quel terribile episodio: partecipa ad altri eccidi, in particolare all'agguato contro il magistrato Girolamo Tartaglione.
Poi, all'inizio degli anni Ottanta, la grande fuga, mai ricostituita con precisione: forse gode di appoggi inconfessabili, non lo sappiamo, probabilmente gira fra la Libia, Cuba, il Brasile, poi arriva nel Nicaragua della rivoluzione sandinista. Quello è il biglietto vincente della sua personalissima lotteria contro la giustizia italiana. A Managua Casimirri trova un ambiente favorevole, molta comprensione, e pure una moglie. Apre un primo ristorante, "Magica Roma", e va in giro come chiunque, senza bisogno di camuffarsi o nascondersi.
Dal 1985 a Managua comanda Daniel Ortega e la posizione del fuggitivo si fa inattaccabile. Ci sono diversi tentativi di riportare a casa quell'uomo che rappresenta un unicum intollerabile: gli altri protagonisti degli Anni di piombo vengono catturati, qualcuno gioca a scacchi con le nostre forze dell'ordine per decenni, come Cesare Battisti che però alla fine viene stanato e consegnato alle autorità di Roma. Porta con sé segreti inconfessabili? Alcuni dettagli di quella tragedia non sono ancora noti, anche se molti presunti misteri di quella stagione sono solo nostre proiezioni o supposizioni. Casimirri è imprendibile e la sua posizione viene blindata dal ritorno dei sandinisti al potere, a partire dal 2007.
Daniel Ortega, sempre lui, sopravvissuto al tempo e al cambiamento planetario, e la moglie Rosario Murillo fanno il bello e il cattivo tempo. Negli ultimi anni, la deriva autoritaria del Nicaragua si fa sempre più preoccupante: anche la Chiesa subisce una dura persecuzione e proprio pochi giorni fa il Foglio racconta che il Nicaragua ha assorbito il cupo metodo cinese e perfino i vescovi spariscono nel nulla. Insomma, se Cuba é sull'orlo del collasso e il Venezuela del chavismo è ormai nell'orbita americana, il Nicaragua resiste. In questa situazione, Casimirri vive indisturbato.
Ha aperto un secondo ristorante, la "Cueva del Buzo", e poi altri locali, dove si gusta ottimo pesce e frequentati anche dagli italiani. Ora lo scontro frontale fra Managua e Roma con la cronaca che fa a pugni con la storia.
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