I veri numeri dell'epidemia: "Ci sono altri tremila morti"

L'ipotesi: fino a 11 milioni i contagi reali. I medici: meno in pronto soccorso per paura. Pregliasco: sarà un'onda lunga

Probabilmente i numeri veri di questa pandemia si potranno calcolare solo a bocce ferme, quando tutto sarà finito. Ma quelli ufficiali raccontano di una guerra infinitamente più blanda di quella che in realtà stiamo combattendo.

Una delle tesi più catastrofiche è quella sostenuta da Luca Foresti, ad del Centro Medico Santagostino, fisico e matematico, che calcola oltre 11 milioni di contagiati, tra gravi e non gravi. Il suo conto nasce dal numero dei decessi ufficiali (moltiplicato per quattro per comprendere anche i morti senza diagnosi in casa): in tutto oltre 36mila al 27 marzo. Se è vero che le morti corrispondono all'1% o poco più, ecco che il numero dei contagiati sale a 3,6 milioni di positivi. Foresti parte da questa cifra per ipotizzare un periodo di convalescenza di 23 giorni e un aumento medio dei contagi del 5% al giorno. Ecco che in un attimo l'infezione si amplifica e si arriva all'incredibile cifra di 11 milioni e più.

La maggior parte dei virologi sostiene invece che per ogni contagiato ufficiale ce ne siano dieci sommersi. E se la proporzione viene applicata ai numeri di oggi c'è comunque da rabbrividire. Significa che i 100mila casi positivi di adesso equivalgono a un milione di contagi.

Anche il numero dei decessi è ben diverso da quello annunciato dai bollettini della Protezione civile: ce ne sono almeno 2.800 in più, stando al tasso di mortalità dell'1,14% confermato dall'Università Cattolica di Roma e dall'Ispi, l'istituto per gli studi di politica internazionale.

E anche l'andamento dei grafici che seguiamo sui siti ogni giorno non è lo specchio reale di quello che sta accadendo. Per di più dobbiamo rivedere il concetto di «picco» dell'epidemia che ci siamo abituati ad aspettare e a rinviare di settimana in settimana. A sostenerlo è Fabrizio Pregliasco, università Statale di Milano: «Non sarà un vero picco con un'impennata dei dati acuta. La crescita dell'epidemia è ancora in atto ma è piuttosto lineare e non esponenziale». Significa che, in una rappresentazione grafica, non dobbiamo immaginarci un'onda alta che poi precipita ma un'onda con la punta appiattita che si prolunga nel tempo. E che quindi non si risolve nel breve periodo. «Per questo - ribadisce Pregliasco - le misure restrittive dovrebbero proseguire fino alla fine di aprile. Insomma, la questione è ancora lunga. Al di là della volatilità dei dati giornalieri, vediamo l'andamento del trend. A breve esauriremo i contagi pre misure e, dopo circa una o due settimane dal miglioramento dei dati dei contagi, avremo numeri più bassi anche sui decessi».

«Ci chiediamo se chi gestisce i numeri è solo incompetente, se vive in un universo parallelo o se ci sta marciando. Non vorremmo che la confusione sui dati servisse a nascondere la responsabilità dei generali nella Caporetto della sanità pubblica italiana» denunciano i medici della Fimmg Lombardia, la federazione italiana dei medici di medicina generale guidata nella regione da Paola Pedrini. In una nota i dottori affermano che «è vero, le richieste dei pazienti ai medici di famiglia, almeno in Lombardia, sembra si stia riducendo, ma siamo molto preoccupati che questa notizia tragga in inganno l'opinione pubblica. Sta passando un messaggio sbagliato, veicolato anche da alcuni dirigenti delle aziende sanitarie: diminuiscono gli accessi al Pronto soccorso, quindi la gente ha paura di andarci o i medici di famiglia li mandano troppo tardi».

Anche i numeri all'interno delle case di riposo non corrispondono alla realtà del contagio. Sia perché il virus stronca gli anziani più fragili prima ancora che possa essere effettuato un tampone, sia perché le diagnosi ufficiali tardano ad arrivare. Eppure la situazione è esplosa dopo il decreto ministeriale che ha previsto di trasformare alcune aree delle Rsa in reparti Covid. «Le Rsa - spiega Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della società di Geriatria e gerontologia - non sono attrezzate né hanno personale addestrato. Il rischio è creare bombe biologiche di contagio». Poiché molti istituti hanno difficoltà ad avere i tamponi per gli ospiti, si sta pensando a pre test veloci, basati sull'emocromo e sul test del cammino. Altrimenti i dati reali dei contagi non verranno mai fuori.

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Commenti

istituto

Mar, 31/03/2020 - 10:44

Altro che ANDRÀ TUTTO BENE. Quando sarà tutto finito, ci sarà la resa dei conti con questo sgoverno illegale ed abusivo di cialtroni.