Contratti «variabili» da 40 ore in su con premi trasformati in azioni, mansioni da addetto al bar che diventano compiti gravosi da operaio senza le necessarie tutele anti infortunistiche, viaggi della speranza con macchine proprie o di fortuna, promesse roboanti via chat che si infrangono davanti a una vertenza legale. Dietro le catene di finte società dilettantistiche che diventano vere palestre senza pagare Iva, tasse e contributi scoperte dal Giornale emerge il classico spaccato all’italiana. Al nostro quotidiano è arrivata la segnalazione di un dipendente whistleblower di una importante catena di queste palestre del Centro Italia che ha deciso di denunciare il meccanismo spietato che l’ha costretto a lavorare a 8 euro lordi l’ora anche tutti i giorni e per diversi mesi, dal quale ha deciso di sottrarsi, non prima di aver investito della vicenda uno studio legale.
La vicenda delle catene di fitness mascherate da no-profit denunciata in un esposto di Confimprese è finita anche in Parlamento, grazie a un emendamento della leghista Giovanna Miele (poi ritirato perché presentato nel decreto Sport anziché in quello fiscale) in cui si prevede che le attività di associazioni o società sportive dilettantistiche che detengano e gestiscano a qualsiasi titolo più di cinque tra palestre, centri fitness o sportivi abbiano finalità commerciali. Perché le palestre «vere» rappresentate dall’associazione denunciano il dumping fiscale messo in piedi dalla concorrenza spietata di chi, per sfuggire a imposte e obblighi fiscali e previdenziali, macina utili e apre catene grazie a un’alchimia giudirico-contabile che aggira la normativa sullo sport non professionista senza fini di lucro, comprando strutture che rimettono a nuovo sfruttando personale non in regola, a cui viene promesso «più lavori, più azioni guadagni» perché l’obiettivo promesso dai manager di queste società è una fantomatica quotazione in Borsa.
In attesa che si muova l’Anac, la Guardia di Finanza e diverse Procure del Centro Italia (l’ultima indagine è di pochi giorni fa nel Frusinate) sono state investite di una denuncia per diversi reati tributari come dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, operazioni inesistenti, indebita percezione di erogazioni pubbliche. Al potenziale danno erariale da mancato versamento di Iva, Ires, Irap e Imu e dalla presunta indebita fruizione di contributi pubblici destinati a enti sportivi, stando alla denuncia di questo ex dipendente di una nota catena di palestre tra Toscana, Liguria ed Emilia -Romagna, si aggiungerebbero una sfilza di reati: lavoro nero, sfruttamento, evasione fiscale e contributiva. Secondo l’ex dipendente che ci ha mostrato foto, video e chat inequivocabili, molti altri ragazzi sarebbero pronti a denunciare questo sistema.
