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Imam e laureato a Milano. L'ayatollah Mostafa Amin ai funerali di Khamenei

L'elogio in Iran alla "Guida spirituale": "Lascia un'eredità che durerà a lungo"

Imam e laureato a Milano. L'ayatollah Mostafa Amin ai funerali di Khamenei
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Mentre in Italia si parla di retorica dell'accoglienza, nel giorno del funerale dell'ex Guida Suprema Ali Khamenei dall'Iran arriva un bagno di realtà con una storia che dice tanto sul fallimento dell'integrazione.

Tra i partecipanti al funerale di Ali Khamenei c'è infatti anche Mostafa Milani Amin (foto) che ricopre il ruolo di Qom l'hojjatoleslam (grado della gerarchia sciita inferiore solo a quello di ayatollah).

La sua storia è significativa: nato a Teheran nel 1970, all'età di due anni si trasferisce a Milano dove frequenta le scuole dell'obbligo, l'Istituto tecnico industriale statale ITIS e infine la facoltà di Ingegneria elettronica al Politecnico di Milano. Durante il quarto anno di università, nel 1994, decide di tornare nel suo paese di origine, a Qom, per studiare scienze islamiche al seminario islamico. Qui va a lezione dagli ayatollah tra cui Sadeq Amoli Larijani, capo della magistratura della Repubblica Islamica dell'Iran per dieci anni.

Intervistato dall'Adnkronos, Mostafa Milani Amin annuncia la sua partecipazione ai funerali di Khamenei "con grande raccoglimento". Poi aggiunge "Con il martirio dell'ayatollah Seyyed Ali Khamenei si conclude una fase storica che ha segnato l'Iran e l'intero Medio Oriente. Mi aspetto una partecipazione popolare molto ampia, perché per molti iraniani è stato non solo un leader politico, ma anche, e soprattutto, una guida religiosa".

Da qui le sue parole di elogio a Khamenei che "ha garantito continuità alla Repubblica Islamica dopo l'Imam Khomeini, guidandola in un contesto segnato da sanzioni, conflitti e forti pressioni internazionali. Molti ne evidenziano la fermezza nella difesa dell'indipendenza dell'Iran, il sostegno alle istituzioni religiose e l'attenzione alla causa palestinese e ai movimenti della Resistenza nella regione". Per poi sottolineare il duplice valore della sua eredità sia spirituale sia politica e "destinata a incidere ancora a lungo".

Sul piano spirituale secondo l'imam iraniano cresciuto in Italia "rimangono i suoi insegnamenti, le sue lezioni e il suo richiamo costante ai valori dell'Islam e della giustizia" mentre sul piano politico "lascia una Repubblica Islamica che, pur sottoposta per decenni a sanzioni e forti pressioni esterne, ha consolidato le proprie capacità scientifiche, tecnologiche e strategiche, contribuendo a rafforzare il ruolo dell'Iran negli equilibri regionali". Da qui l'elogio al figlio Mojtaba Khamenei definito "una figura conosciuta e stimata da un'ampia parte dei religiosi del seminario di Qom".

Sebbene in passato Milani Amin abbia espresso alcune critiche alle autorità spirituali iraniane non si è mai spinto a mettere in discussione la Repubblica Islamica dell'Iran dichiarando in un'intervista a La Stampa lo scorso anno: "il mio sostegno alla Repubblica Islamica è pieno" ma "non si fonda su fedeltà alle persone, bensì alla sua personalità giuridica - alla sua identità istituzionale nata dalla Rivoluzione del 1979 come progetto politico e

spirituale fondato sulla giustizia, sull'indipendenza e sulla sovranità ispirata ai valori islamici". Peccato tra questi valori manchi quello che avrebbe dovuto imparare nelle scuole e nella società italiana: la libertà.

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