Politica

Ma in Indonesia l'integralismo non sfonda

Il ruolo positivo delle organizzazioni islamiche contrarie all'estremismo

L'Islam in Indonesia fu introdotto da mercanti e viaggiatori stranieri. Oggi, il Paese ha la più popolosa comunità musulmana del mondo. Nei mesi passati, esperti ed analisti si sono chiesti quali fosse il rischio di un'espansione della propaganda dello Stato islamico nel Sud-est asiatico, e in una nazione come l'Indonesia, dove vivono approssimativamente 210mila musulmani. Nei tristi giorni di stragi e attentati dello Stato islamico fuori e dentro il Medio Oriente e sul territorio europeo e nord-americano, la stampa interazionale ha diverse volte studiato il caso indonesiano e preso ad esempio la nazione addirittura come una possibile alternativa ideologica alla brutalità di Isis. «Dall'Indonesia: una sfida musulmana all'ideologia dello Stato islamico», titolava a novembre il New York Times, da Giacarta. Interessante è la riflessione fatta dalla rivista The Atlantic, proprio pochi giorni fa: «Perché così pochi indonesiani si uniscono all'Isis?». Dal Paese con la più grande popolazione musulmana, in cui lo Stato islamico ha innescato una campagna di reclutamento il terrorista più ricercato del Paese, Santoso, ha giurato l'anno scorso fedeltà al «califfo» Abu Bakr al-Baghdadi, e i gruppi jihadisti non mancano, basti pensare all'attacco a Bali del 2002 firmato Jamaah Islamiyah secondo le stime delle autorità governative sarebbero partiti 700 combattenti per l'Iraq e la Siria. Sulla popolazione, il paragone con il numero francese è indicativo: sono circa 1.700 gli individui che hanno lasciato la Francia per le terre del Levante in guerra, 2.400 i russi, 6.000 i tunisini, scrive un recente rapporto del Soufan Group. Secondo l'Atlantic, queste cifre ristrette sarebbero legate da una parte al fatto che il Paese è relativamente stabile, la maggioranza musulmana non si sente minacciata, esiste una sorta di tolleranza religiosa interna, ma anche alla presenza storica di un Islam moderato in molte sue forme. L'Islam indonesiano più «modernista» è rappresentato da una parte dall'organizzazione Muhammadiyah, creata nel 1912, favorevole nei decenni all'introduzione di un sistema democratico all'occidentale, responsabile di una rete che contra circa 30mila seguaci. Anche un'organizzazione più «tradizionalista», Nahdlatul Ulama, con circa 50mila sostenitori, è depositaria di una visione religiosa dialogante. Entrambe le realtà si sono opposte negli anni al riferimento religioso nella Costituzione, ancora oggi mancante. Proprio poche settimane fa, ha fatto notizia anche all'estero la pubblicazione da parte dei vertici di Nahdlatul Ulama impegnato in un'opera di contro-narrativa sul territorio - di un filmato distribuito anche oltre i confini del Paese, in diverse lingue, incentrato sulla decostruzione del messaggio dello Stato islamico, attraverso interviste a teologi e il dibattito sui testi.

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