"Io, il primo uomo a sfidare il virus"

Infermiere, ciociaro, 45 anni: "Non voglio rivivere i mesi in trincea"

"Io, il primo uomo a sfidare il virus"

«Sono il primo uomo vaccinato: le altre qui sono tutte donne». Scherza Omar Altobelli l'operatore socio sanitario vaccinato ieri allo Spallanzani. Scherza ma anche se sovrasta in altezza e mole l'infermiera e le dottoresse che si sono sottoposte alla profilassi nello stesso momento nell'ospedale romano dove la lunga e drammatica storia dell'epidemia è iniziata, è proprio lui quello visibilmente più emozionato. E quando ritorna indietro con la memoria ai giorni più duri si commuove.

Ha 45 anni ed è originario di Aquino in provincia di Frosinone e si è trasferito a Roma per lavoro da tanti anni. «Sono ciociario», dice quando gli chiedono dove è nato perché si vede che alle sue origini ci tiene.

È qui allo Spallanzani dall'inizio della pandemia, si occupa dei pazienti: li lava, li cambia. In contatto stretto, strettissimo con il Covid19 sempre protetto certo.

Come è andata la vaccinazione?

«Bene, benissimo. Forse sarà stata l'emozione ma non è nemmeno sentito l'ago, nessun dolore. È stato un momento bello, una grande emozione, l'ho fatto per la mia a famiglia per gli altri per i miei pazienti: per quelli che sono guariti certo ma sopratutto per chi invece non c'è più».

Perché é importante vaccinarsi?

«Perché ora abbiamo un'arma finalmente per combattere il virus. E per noi che siamo stati qui, per noi che lavoriamo in trincea e abbiamo visto situazioni pesanti è veramente un messaggio di speranza».

Quale è stato il momento più difficile?

«Sono stati tanti. Anche se io non lavoro in terapia intensiva, lì c'è più pressione. Ma anche in corsia siamo protetti e i pazienti potevano riconoscerci soltanto dagli occhi e dalla voce. Mi manca il contatto più diretto con i miei pazienti».

Ricordi un momento in particolare?

«Non scorderò mai un gesto che ha fatto il primario del reparto (Emanuele Nicastri ndr). Eravamo al lavoro da ore io e il mio collega: fradici di sudore. Lavoriamo con degli scafandri ed erano talmente bagnati che siamo dovuti andare a cambiarci. Poi però dovevo tornare a finire il turno e dovevo cambiare un paziente, quindi mi sarei dovuto bardare daccapo».

Che cosa è successo?

«Il primario ha cambiato lui il paziente, un gesto che mi ha colpito moltissimo. Ecco non mi sarei mai aspettato che un medico, anzi il primario, per permettermi di riposare, di avere un attimo di tregua facesse il mio lavoro. Tra tanti gesti e momenti drammatici questo è quello che porterò con me, un ricordo per sempre. E ogni volta che ci ripenso mi viene da piangere».

Che cosa diresti a chi è scettico sulla vaccinazione?

«Dico che sto benissimo e spero che tutti si vaccinino. Ai no Vax dico che oggi è importante vaccinarsi, è stato un anno difficile e non riesco neanche a parlare di quello che ho visto in reparto senza commuovermi. Sono contento di essere stato il primo per dimostrare che non ci sono rischi e che il vaccino va fatto».