Iowa, caos alle primarie. Lo spoglio va in tilt. E Trump "sfotte" i dem

Il flop del sistema di conteggio. Si torna al manuale. Il presidente ride: «Disastro totale»

Iowa, caos alle primarie. Lo spoglio va in tilt. E Trump "sfotte" i dem

New York Alla fine il vero vincitore del caucus in Iowa, il primo banco di prova per i candidati democratici nella corsa alla Casa Bianca, rischia di essere Donald Trump. Le primarie dell'Asinello per Usa 2020 sono iniziate con il piede sbagliato: la macchina organizzativa del partito è andata in tilt, tanto che all'indomani del voto ancora non si sapevano i risultati, e a trionfare è stato il caos. Accantonata l'ipotesi di attività sospette si è parlato più banalmente di problemi tecnici, e mentre gli organizzatori continuavano a far slittare la diffusione dei dati ufficiali, chi se la rideva è stato il presidente americano. Non tanto per il suo scontato successo nelle primarie repubblicane contro due comparse: l'ex membro del Congresso Joe Walsh e l'ex governatore del Massachusetts Bill Weld. Ma soprattutto per la figuraccia dei suoi avversari. «Il caucus dei democratici è un disastro totale. Non funziona niente, allo stesso modo di come hanno guidato il paese», ha esultato The Donald su Twitter, aggiungendo che «l'unica persona che può cantare una grandissima vittoria in Iowa la notte scorsa è Trump». «Non è colpa dell'Iowa, è colpa dei democratici», ha proseguito, ironizzando. «Quando i dem cominceranno a scaricare la colpa sulla Russia invece di ammettere la loro incompetenza per il disastro del voto appena avvenuto?».

In effetti, la battaglia per le presidenziali non poteva iniziare peggio per i rivali del presidente. Quando a tre ore dal caucus ancora non è stato diffuso nessun dato si è iniziato a parlare di vero giallo, e già c'era chi alludeva a un possibile cyber attacco. «L'integrità dei risultati è di primaria importanza. Ci sono stati dei ritardi per controlli», è stata la prima spiegazione dei dem, che poco prima della mezzanotte locale hanno ammesso di avere a disposizione solo il 25% dei dati. «Abbiamo trovato incongruenze nel riportare tre serie di dati», ha proseguito il partito, che ha cambiato le regole proprio per evitare le contestazioni del 2016 di Bernie Sanders e ha deciso per la prima volta di comunicare i dati del primo e del secondo voto, nonché quello dei delegati conquistati. «Oltre a usare sistemi tecnologici per tabulare i risultati, abbiamo usato foto e documentazione cartacea per confermare che tutti i numeri corrispondano», ha ribadito. Dietro le quinte, però, si è parlato di scene di caos totale, e alla fine è stato deciso di procedere con un conteggio manuale. Per farlo sono servite molte ore, e se inizialmente è stato assicurato che i risultati sarebbero arrivati la mattina seguente, poi sono addirittura slittati alla serata. I voti - ha fatto sapere il presidente del partito Troy Price - sono stati verificati manualmente con i backup cartacei, ma il sistema «è stato più lungo del previsto».

Dietro l'app della debacle, che potrebbe essere usata anche per le primarie in Nevada, c'è una piccola società con sede a Washington, legata alla no profit progressista Acronym. Si chiama Shadow e alle sue spalle ci sarebbero Gerard Niemira e Krista Davis, che hanno lavorato nella campagna di Hillary Clinton nel 2016. Intanto, ieri mattina, il segretario ad interim del dipartimento della Sicurezza nazionale, Chad Wol, ha spiegato che «non sembra esserci stata nessuna cyber attività sospetta». Precisando poi che i dem dell'Iowa hanno rifiutato la sua offerta di testare l'app utilizzata per rinvenire eventuali vulnerabilità. «La nostra agenzia di sicurezza informatica e delle infrastrutture si è offerta di testare l'app dal punto di vista della cyber pirateria - ha affermato - Ma hanno rifiutato». E non sono mancati neppure i sostenitori della teoria del complotto, che nel maxi flop del partito hanno letto la volontà di truccare il caucus.