"Sarà guerra fra Stati Uniti e Iran". La probabilità di un conflitto entro le prossime settimane, condotto verosimilmente in maniera congiunta fra Israele e Usa, viene data ormai "al 90%" da un consigliere di Donald Trump che ha parlato con il sito di informazione americano Axios. L'operazione potrebbe cominciare "molto presto" e si tradurrebbe in una "campagna militare massiccia, della durata di settimane, molto più simile a una guerra vera che all'operazione con la quale è stato deposto il dittatore Nicolás Maduro in Venezuela", riferisce la fonte. L'azione "sarebbe fatale per il regime" di Teheran, ben più incisiva della guerra dei 12 giorni con cui Israele e l'Iran hanno colpito il programma nucleare iraniano, depotenziandolo. D'altra parte, Washington chiede la fine dell'arricchimento dell'uranio e la limitazione al programma missilistico, mentre Teheran insiste sul diritto al nucleare civile e non cede sui missili. Se dagli Usa emerge che "Trump è stufo", anche da Teheran una fonte ammette al Wall Street Journal: "Il divario sembra incolmabile".
Il pessimismo arriva all'indomani del secondo round di colloqui fra Usa e Iran martedì a Ginevra. Nonostante si prefiguri una terza fase tra due settimane, le prospettive di un accordo sembrano al lumicino. Gli Stati Uniti impediranno all'Iran di acquisire armi nucleari "in un modo o nell'altro - ha avvertito il Segretario all'Energia Chris Wright - Sono stati molto chiari su cosa avrebbero fatto. È del tutto inaccettabile". Prima di Wright era stato il vicepresidente JD Vance a ribadire che "Trump vuole l'intesa ma lascia tutte le opzioni sul tavolo". Il numero due della Casa Bianca ha aggiunto che "il presidente ha posto dei limiti che gli iraniani non sono disposti a riconoscere e superare" e "si riserva la facoltà di dire quando riterrà che la diplomazia abbia raggiunto la sua fine naturale".
Non è un caso che le manovre militari dei due Paesi proseguano senza sosta in un'escalation quotidiana, con Israele in stato di massima allerta come obiettivo più probabile dell'Iran. Mentre la Russia si dice disposta a prendere l'uranio arricchito dall'Iran, Teheran annuncia che si terrà oggi nel mare di Oman, alle porte dello Stretto di Hormuz, un'esercitazione militare proprio con Mosca, ufficialmente "per contrastare le attività che minacciano la sicurezza marittima". Di fatto sarà per mostrare i muscoli di fronte all'"Armata" inviata da Trump in Medioriente, ora che alla portaerei Lincoln si unirà presto la Ford, mentre un centinaio di caccia americani sono stati dispiegati nella regione e la US Air Force ha ordinato nuove bombe anti-bunker, le stesse con cui a giugno scorso ha colpito i siti nucleari iraniani. Per questo il regime iraniano corre ai ripari. Invita gli islamisti libanesi di Hezbollah a unirsi all'eventuale conflitto. E tenta di mettere al sicuro i siti strategici. Dalle immagini satellitari - riferisce il giornale israeliano Ynet - si scopre che Teheran è impegnata nella riparazione e nel rafforzamento di quei siti, con la nuova struttura di Parchin avvolta da cemento e terra, gli ingressi dei tunnel di Isfahan sepolti e i siti vicino a Natanz fortificati, mentre continuano ricostruzione e rafforzamento delle basi missilistiche colpite l'anno scorso. Anche la repressione interna prosegue senza sosta.
Decine di minorenni arrestati sono stati inviati nei centri "di correzione". E dopo gli spari sulla folla riunita per commemorare i manifestanti uccisi, le misure di sicurezza sono state rafforzate per evitare che le cerimonie si trasformino in nuove occasioni di protesta.