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Politica

La scuola italiana resta in piedi. Valditara sui dati Ocse-Pisa: “Siamo sopra la media, diventiamo un riferimento internazionale”

Il ministro dell’Istruzione parla di un sistema di istruzione “solido” e sottolinea anche la riduzione dei divari tra Nord e Sud

Studenti il primo giorno di scuola al Liceo Scientifico Statale Augusto Righi, Roma, 15 settembre 2025. ANSA/ANGELO CARCONI (generica, simbolica, ragazzi, adelescente, ragazzo, ragazza, alunno, liceo)

La scuola italiana resta in piedi, ma questa volta con un dato in più da rivendicare: secondo Ocse-Pisa 2025, gli studenti italiani superano la media internazionale in lettura, matematica e scienze. È su questo elemento che il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha insistito, parlando di un sistema capace di reggere meglio di altri in una fase di arretramento diffuso. “La scuola italiana si è mostrata un sistema solido”, ha sottolineato il ministro. Il quadro resta però complesso: ai risultati migliori nel confronto internazionale si accompagnano ancora difficoltà accumulate negli anni, assenze elevate, scarso senso di appartenenza e fragilità sul fronte digitale.

Valditara: “Italia sopra la media”

In lettura gli studenti italiani raggiungono 474 punti, contro una media Ocse di 461, mentre in matematica arrivano a 468 punti rispetto ai 463 della media internazionale. In scienze, ambito principale della rilevazione 2025, l’Italia ottiene 483 punti, appena sopra i 482 Ocse. “Per la prima volta ci collochiamo significativamente al di sopra della media internazionale”, ha commentato Valditara, aggiungendo che “il punteggio medio italiano è superiore a quello della Finlandia, sistema che ha rappresentato a lungo uno dei principali riferimenti internazionali in questo ambito”.

Il confronto internazionale premia la tenuta italiana

Prendendo in analisi il confronto con altri grandi Paesi, i quindicenni italiani fanno meglio di francesi e tedeschi nella lettura e in matematica ottengono risultati superiori a Francia, Germania, Stati Uniti e Svezia. Il ministero mette l’accento anche sulla quota di studenti che raggiunge almeno il livello di base e sulla riduzione dei divari territoriali. “In un contesto complesso, che ha visto arretrare in modo preoccupante diversi Paesi, il nostro sistema scolastico ha saputo lavorare sulle criticità, riuscendo peraltro a ridurre i divari storici tra Nord e Sud”, ha osservato Valditara.

I risultati migliorano, ma restano fragilità strutturali

Il dato positivo del 2025 non elimina, però, le criticità che emergono se si guarda a un arco temporale più lungo. In matematica, negli anni precedenti, l’Italia aveva perso terreno, mentre in lettura il calo accumulato nell’ultimo decennio aveva già segnalato una difficoltà strutturale. Restano pochi gli studenti ai livelli di eccellenza, mentre circa uno studente su quattro dichiara di sentirsi estraneo o escluso nel proprio istituto e il 63%, infatti, segnala almeno un’assenza nelle due settimane precedenti la prova Ocse-Pisa.

Digitale e intelligenza artificiale, la sfida che resta aperta

Accanto ai risultati tradizionali, il nodo più nuovo riguarda il rapporto con il digitale. Le competenze nel computational problem solving risultano ancora sotto la media Ocse, mentre studenti e dirigenti lamentano carenze nella qualità e nella disponibilità degli strumenti. Allo stesso tempo l’intelligenza artificiale è già entrata nelle abitudini di studio: un ragazzo su due dichiara di usare chatbot almeno una volta alla settimana, il 39% li utilizza per fare ricerche e circa uno su tre per ottenere riassunti. “Continueremo lungo la strada tracciata per potenziare le misure a supporto dei docenti e degli studenti”, ha specificato il ministro.

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