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L’amico Zampolli attacca i media. "Pronto il dossier per denunciarli"

Per l’inviato è in atto una "campagna diffamatoria"

L’amico Zampolli attacca i media. "Pronto il dossier per denunciarli"
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Paolo Zampolli (foto), imprenditore italo-americano, amico di vecchia data di Donald Trump e oggi inviato speciale della sua diplomazia sportiva, non ci sta.

È furioso per come i media italiani trattano il presidente degli Stati Uniti. Talmente furioso che dopo la reazione unanime di politici e mass media a difesa di Giorgia Meloni, ha deciso di agire per vie legali. E così ieri ha annunciato di aver dato incarico all'avvocato Maurizio Miculan di "predisporre con urgenza un dossier finalizzato a identificare le eventuali responsabilità derivanti dalla grave campagna diffamatoria e ingiuriosa che si sta sviluppando attraverso mezzi di informazione e canali social nei confronti del presidente degli Stati Uniti e di coloro che rappresentano l'amministrazione americana incluso lo stesso ambasciatore Zampolli, che ritiene di essere stato oggetto di analoghi attacchi".

Questo è il testo di un comunicato diffuso ieri pomeriggio da Zampolli. "Non è accettabile utilizzare fatti di cronaca - prosegue il comunicato - come pretesto per rivolgere pesanti insulti e attacchi personali al presidente degli Stati Uniti contribuendo ad alimentare tensioni che rischiano di compromettere i rapporti economici, commerciali e istituzionali tra due Paesi storicamente amici e alleati". Secondo Zampolli, questa vicenda "rende evidente la trasformazione in atto nel settore dell'informazione. I media tradizionali stanno affrontando una crescente concorrenza da parte dei nuovi media digitali, che spesso registrano livelli di attenzione e coinvolgimento del pubblico superiori. In questo contesto, la ricerca di visibilità e di traffico non può tuttavia giustificare la diffusione di notizie inesatte, fuorvianti o non adeguatamente verificate.

La credibilità dell'informazione resta un valore fondamentale per il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche e per il mantenimento di relazioni internazionali fondate sul rispetto reciproco". Il comunicato si chiude con una richiesta di porre fine "a questa campagna d'odio". Non è facile capire se questo comunicato di Zampolli sia una dichiarazione di guerra o una richiesta di pace.

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