"Lancet" su Boris: "Scandaloso" Si temono 20mila vittime in totale

La stima del direttore del Servizio sanitario inglese

Londra «Se riusciremo a mantenere il numero di morti al di sotto dei 20mila avremo fatto molto bene in questa epidemia». A dichiararlo è Stephen Powis, direttore medico nazionale del Servizio sanitario nazionale inglese. Numeri crudi, numeri che raccontano la traiettoria su cui sta marciando il Regno Unito. Come numero di morti il Paese sta ripercorrendo la progressione italiana, anche se mantiene una curva di infetti minore. Ieri sono state raggiunte le 1.019 morti (aggiornate a venerdì sera), 260 in più rispetto al giorno precedente; 17.089 i casi positivi, un aumento di quasi 2.500 unità.

Ad affiancare Powis c'era il ministro per il Business Alok Sharma, dopo che sia Johnson sia il ministro della Sanità Hancock venerdì sono risultati positivi, innescando dubbi sulle misure di protezione e sulla prudenza esercita dall'esecutivo. Polemiche che la prestigiosa rivista scientifica inglese Lancet ha ieri riservato alla gestione complessiva della crisi da parte del governo. Il direttore responsabile della rivista Richard Horton si è scagliato contro l'irresponsabile ignavia dell'esecutivo che non si è attivato per tempo per preparare il servizio sanitario e il Paese. Secondo Horton la strategia governativa di contenere-ritardare-mitigare-ricercare è fallita perché i sospetti non sono stati isolati, né posti in isolamento e tracciati nei loro spostamenti. Una strategia abbandonata in corsa, per perseguirne una diversa per cui il sistema sanitario non è comunque preparato. Horton dice di aver raccolto le lamentele di molti medici per la mancanza di materiale protettivo, di formazione, di posti letto e materiale medico adeguato all'emergenza. «Il Servizio sanitario è rimasto totalmente impreparato per questa pandemia», nonostante gli studi scientifici e i dati a disposizione che avrebbero dovuto indurre il governo a muoversi molte settimane prima. Horton cita uno studio proprio di Lancet, datato 31 gennaio. Due mesi fa, due mesi persi dal governo inglese. È bene notare, tuttavia, che lo stesso Horton il 24 gennaio invitava su Twitter a usare cautela, «quello che sappiamo finora è che il 2019-nCoV ha una moderata trasmissibilità e una patogenicità relativamente bassa. Non c'è ragione per alimentare il panico».

Le accuse di Lancet sono state respinte dal governo che ha ribadito come si stia attenendo alle indicazioni della comunità scientifica. Ma forse uno dei problemi è che gli stessi medici e scienziati, di fronte a un virus nuovo, non sono ancora in grado di fornire risposte certe e unanimi. Il governo si è affidato agli studi epidemiologici dell'Imperial College, seguendo i quali ha abbandonato l'idea dell'immunità di gregge. L'Imperial ipotizzò 250mila morti senza un intervento drastico, un nuovo studio di Oxford sostiene che il virus è circolato nel Paese per oltre un mese, ci sarebbero molti più infetti rispetto ai dati ufficiali. Se fosse confermata le misure di blocco del Paese potrebbero essere riviste.

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