Opposizione immobile. Così le riforme passano e il premier si rafforza

Il via libera al testo sulla scuola parla di un governo un po' in affanno. Ma dall'altra parte tutto è fermo

Opposizione immobile. Così le riforme passano e il premier si rafforza

Il via libera della Camera alla riforma della scuola è la fotografia di un governo che qualche affanno lo sta continuando a patire con una opposizione che resta però del tutto inerte. Ieri, infatti, il disegno di legge è passato con soli 316 sì - oltre 80 voti in meno rispetto a quelli su cui può contare la maggioranza - facendone la riforma meno votata dell'era Renzi insieme al Jobs Act. Anche in quel caso - era lo scorso novembre - soltanto 316 favorevoli, con il solito, ormai usurato dissenso della minoranza Pd.

Da una parte, dunque, c'è una maggioranza che continua ad essere sfilacciata, con la fronda dem che non perde occasione per guadagnare un po' di ribalta e minacciare rotture che non sembrano destinate ad arrivare (salvo singole fuoriuscite). Dall'altra, un'opposizione che mette a nudo tutta la sua incapacità di avere un vero ruolo d'interdizione parlamentare. L'altra faccia della medaglia di due riforme fondamentali come quella del lavoro e quella della scuola che passano con il minimo sindacale di 316 voti (appena la metà più uno dei componenti della Camera) è infatti la totale assenza di una proposta alternativa da parte di chi non siede nei banchi della maggioranza.

E a ben vedere è proprio questa la vera forza su cui può contare un Renzi che continua a non vedere nessuno in grado di mettersi sulla sua strada. Un discorso che vale per la Camera ma in buona parte anche per il Senato, nonostante i numeri della maggioranza siano a Palazzo Madama decisamente più risicati.

Sarà questa, forse, la ragione per cui Silvio Berlusconi non sembra nutrire troppa preoccupazione per le voci secondo le quali sarebbe imminente l'uscita della componente fittiana dai gruppi parlamentari di Forza Italia. Raffaele Fitto, in verità, smentisce perché - è il suo ragionamento - non vuole che la sua sia vista come un'operazione di Palazzo mentre il progetto è di lungo periodo. Comunque stiano le cose, anche se la scissione avvenisse oggi, cambierebbe poco negli equilibri interni al Parlamento e Forza Italia continuerebbe a restare alla finestra. Magari perché non ha del tutto torto Umberto Bossi quando dice che «per ricostruire il centrodestra ci vorranno almeno 5 anni».

Si vedrà. Di certo, un primo importante segnale arriverà dal voto amministrativo del 31 maggio. Se Renzi portasse a casa il 6-1 non farebbe che rafforzare la sua leadership, con una opposizione che ne uscirebbe ancora più è indebolita di quanto non lo sia già oggi in Parlamento.

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