C’è un dato che permette di comprendere perché la long-term care non possa più essere considerata un settore marginale del welfare. In Italia vivono 15 milioni di persone over 65, il 25,1% della popolazione; gli over 85 sono 2,5 milioni. Secondo l’Istat, nel 2050 gli ultra 65enni potrebbero arrivare al 34,6%. È da questa trasformazione demografica che prende le mosse «Long-term care: una sfida necessaria», la monografia di Marco Bernardini.
Il pregio del lavoro è evitare una lettura semplicistica dell’invecchiamento. Bernardini non identifica età avanzata e dipendenza: la longevità viene considerata un risultato positivo del progresso sociale e sanitario, mentre il problema pubblico nasce quando fragilità, multimorbilità e limitazioni funzionali richiedono assistenza continuativa. La long-term care diventa così una materia trasversale, nella quale sanità, servizi sociali, lavoro, finanza pubblica, organizzazione territoriale e protezione delle famiglie devono essere osservati insieme.
La tesi più interessante della monografia emerge proprio nel passaggio dai dati alla valutazione delle politiche. Il sistema italiano non viene descritto come immobile. Bernardini insiste su una distinzione metodologica essenziale: contare utenti, strutture o risorse non equivale ancora a misurare la qualità della presa in carico. Una Casa della Comunità formalmente aperta può non disporre della piena capacità assistenziale; una maggiore copertura domiciliare deve essere letta insieme a intensità, continuità e integrazione sociale; un finanziamento produce valore soltanto se si traduce in personale, competenze e ore di cura. Il vero oggetto dell’analisi diventa quindi il percorso della persona, non la singola prestazione.
È una prospettiva particolarmente utile anche sul terreno economico. Il volume rifiuta l’idea che la sostenibilità della long-term care coincida con la semplice minimizzazione della spesa. Un risparmio ottenuto su un bilancio pubblico può trasformarsi in maggiore lavoro non retribuito del caregiver, perdita di reddito familiare o nuovi ricoveri. Per questo costi e benefici devono essere valutati lungo l’intero percorso assistenziale e affiancati da indicatori di accesso, appropriatezza, autonomia residua, qualità della vita e sollievo di chi presta cura.
