Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:45
Attualità

Quel diavolo dell’Ia La previsione choc: “Evento catastrofico entro il 2027″

Previsto un attacco su larga scala dalla cybercriminalità Da maggio una serie di imprevisti inquietanti. Ma vince il business

Visionari In alto Sam Altman, ceo di OpenAI, sotto Dario Amodei, ceo di Anthropic

Il laboratorio era vuoto, il silenzio era rotto solo dal ronzio di alcuni computer rimasti accesi. Eppure è stato proprio in quel momento che il mondo ha rischiato di essere aggredito, come in un romanzo di spie: milleduecento agenti erano al lavoro, invisibili, immateriali, ma per questo pericolosi. «È proprio quando tu pensi che io non esista che avrò fatto il mio lavoro migliore» disse il diavolo. E Mefisto, oggi, sa usare il pc.

San Francisco, sede di OpenAI, maggio 2026: tutto comincia da lì. Milleduecento AI Agents si sono dati appuntamento clandestinamente, tessono la loro Rete, cominciano a trasmettersi autonomamente informazioni attraverso una piattaforma autocostruita. La base è un server interno che dovrebbe gestire i software e che invece diventa un ufficio postale dal quale passano più di 70mila messaggi segreti, senza che nessun umano abbia schiacciato un pulsante per autorizzarli. Poi la mossa a tenaglia: un gruppo si impossessa di una pagina morta di una versione tedesca Wikipedia e la trasforma colpi di 350 modifiche al giorno con voci enciclopediche che nascondono codici operativi. Poi partono i reparti di assalto: in 700 puntano i server di Hugging Face, la più grande piattaforma aperta per modelli di intelligenza artificiale, passando da un singolo nodo di dati: un terzo dell’infrastruttura viene rifatta completamente, poi qualcuno se ne accorge e stacca la spina. Missione fallita. Per ora.

Siamo circondati. Anzi: ci siamo circondati da soli. L’episodio del laboratorio di OpenAI non è stato un colpo isolato, è durato due mesi. La società di Sam Altman ha poi rivelato di aver scoperto altri sei incidenti simili, ed ecco poi perché è partito l’allarme: «Dobbiamo frenare, non riusciamo più a controllare quello che abbiamo creato». Troppo tardi? Possibile: secondo la testata online Axios, i padroni delle BigTech prevedono un incidente catastrofico causato dall’AI generativa entro fine 2027, con un attacco su larga scala da parte della cybercriminalità che porterebbe a un blocco totale di internet, e quindi di banche, energia, forniture idriche e tutto quanto fa parte della nostra quotidianità. Nel frattempo sono cominciate le prove, e senza bisogno di criminali umani: alcuni agenti AI hanno inviato al Dipartimento di Stato americano 20 domande di visto e una falsa segnalazione su un omicidio compito a Filadelfia. I documenti arrivavano da un programma in fase di test, per questo non erano completi e gli algoritmi sono stati sgamati. Ma è questione di tempo.

Ormai, pare, siamo in trappola: per questo i Creatori dell’AI si sono dati appuntamento da Donald Trump per cercare di fermare i figli ribelli. Solo che le regole che servirebbero non vanno di pari passo con quella suprema: il business. Nelle pieghe dei loro bilanci ci sono 30mila miliardi di dollari investiti in società satelliti per la costruzione di Data Center in tutto il Paese, e certi investimenti necessitano di un ritorno. E allora: da una parte le equazioni dell’AI stanno diventando sempre più minacciose, dall’altra quelle che fanno ricchezza non ammettono l’ammissione di un fallimento. Questione di numeri, insomma, e quello del diavolo si sa è 666. Ora sappiamo che era solo un prefisso.