Il laboratorio era vuoto, il silenzio era rotto solo dal ronzio di alcuni computer rimasti accesi. Eppure è stato proprio in quel momento che il mondo ha rischiato di essere aggredito, come in un romanzo di spie: milleduecento agenti erano al lavoro, invisibili, immateriali, ma per questo pericolosi. «È proprio quando tu pensi che io non esista che avrò fatto il mio lavoro migliore» disse il diavolo. E Mefisto, oggi, sa usare il pc.
San Francisco, sede di OpenAI, maggio 2026: tutto comincia da lì. Milleduecento AI Agents si sono dati appuntamento clandestinamente, tessono la loro Rete, cominciano a trasmettersi autonomamente informazioni attraverso una piattaforma autocostruita. La base è un server interno che dovrebbe gestire i software e che invece diventa un ufficio postale dal quale passano più di 70mila messaggi segreti, senza che nessun umano abbia schiacciato un pulsante per autorizzarli. Poi la mossa a tenaglia: un gruppo si impossessa di una pagina morta di una versione tedesca Wikipedia e la trasforma colpi di 350 modifiche al giorno con voci enciclopediche che nascondono codici operativi. Poi partono i reparti di assalto: in 700 puntano i server di Hugging Face, la più grande piattaforma aperta per modelli di intelligenza artificiale, passando da un singolo nodo di dati: un terzo dell’infrastruttura viene rifatta completamente, poi qualcuno se ne accorge e stacca la spina. Missione fallita. Per ora.
Siamo circondati. Anzi: ci siamo circondati da soli. L’episodio del laboratorio di OpenAI non è stato un colpo isolato, è durato due mesi. La società di Sam Altman ha poi rivelato di aver scoperto altri sei incidenti simili, ed ecco poi perché è partito l’allarme: «Dobbiamo frenare, non riusciamo più a controllare quello che abbiamo creato». Troppo tardi? Possibile: secondo la testata online Axios, i padroni delle BigTech prevedono un incidente catastrofico causato dall’AI generativa entro fine 2027, con un attacco su larga scala da parte della cybercriminalità che porterebbe a un blocco totale di internet, e quindi di banche, energia, forniture idriche e tutto quanto fa parte della nostra quotidianità. Nel frattempo sono cominciate le prove, e senza bisogno di criminali umani: alcuni agenti AI hanno inviato al Dipartimento di Stato americano 20 domande di visto e una falsa segnalazione su un omicidio compito a Filadelfia. I documenti arrivavano da un programma in fase di test, per questo non erano completi e gli algoritmi sono stati sgamati. Ma è questione di tempo.
Ormai, pare, siamo in trappola: per questo i Creatori dell’AI si sono dati appuntamento da Donald Trump per cercare di fermare i figli ribelli. Solo che le regole che servirebbero non vanno di pari passo con quella suprema: il business. Nelle pieghe dei loro bilanci ci sono 30mila miliardi di dollari investiti in società satelliti per la costruzione di Data Center in tutto il Paese, e certi investimenti necessitano di un ritorno. E allora: da una parte le equazioni dell’AI stanno diventando sempre più minacciose, dall’altra quelle che fanno ricchezza non ammettono l’ammissione di un fallimento. Questione di numeri, insomma, e quello del diavolo si sa è 666. Ora sappiamo che era solo un prefisso.
