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Leader uniti: "Mosca deve trattare". La fregata russa spara nella Manica

Faccia a faccia Trump-Zelensky, Putin messo spalle al muro. Il tycoon ripristina le sanzioni sul petrolio, la Nato pronta a rafforzare le difese. I colpi contro uno yacht

Leader uniti: "Mosca deve trattare". La fregata russa spara nella Manica
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Se l'Occidente si riscopre compatto, se da Evian arriva un messaggio di unità e se tutti, nessuno escluso, con l'ex recalcitrante Donald Trump in testa, si schierano al fianco dell'Ucraina, allora è proprio vero che Vladimir Putin si trova ora in una condizione scomoda a cui non è abituato: essere spalle al muro. Già perché non è stata solo una presenza informale quella di Volodymyr Zelensky al vertice del G7 francese, quanto un protagonista attivo a colloquio con gli alleati. Mentre lo Zar, convitato di pietra, è stato di fatto tagliato fuori. E finisce ancora una volta nella bufera per quanto accaduto nel canale della Manica, dove una fregata da guerra russa ha sparato alcuni colpi d'avvertimento contro una barca civile, uno yacht, che si era avvicinato alla nave. Il ministero della Difesa britannico ha aperto un'inchiesta.

Il leader ucraino a corredo della foto con Trump postata sui social scrive: "È sempre importante coordinare le posizioni", con il tycoon, in netta controtendenza, perfettamente allineato con i leader europei. Nell'ora abbondante in cui il dossier Ucraina è stato sul tavolo dei grandi, fonti accreditate fanno emergere grande compattezza e un "messaggio di unità del gruppo a sostegno di Zelensky". Il primo passo è quello di rafforzare il sostegno energetico a Kiev (con l'Italia in prima fila) e, naturalmente, rinforzare la difesa aerea conto gli attacchi indiscriminati di Mosca. Il piano, è quello di mettere ulteriore pressione alla Russia, anche con nuovi pacchetti di sanzioni e con la conferma, imminente, dello stop al petrolio russo anche da parte degli Stati Uniti, dopo la deroga concessa nelle ultime settimane. Il tutto per costringere Putin a sedersi, davvero e seriamente, al tavolo negoziale. "Farò tutto ciò che è in mio potere per convincere Mosca a fare un accordo - ha confermato il presidente Trump - Stanno continuando a combattere, stanno continuando a perdere i loro soldati, così tanti soldati, non succedeva una cosa del genere dalla Seconda Guerra Mondiale. Ho risolto 8 guerre, pensavo che questa fosse la più semplice da risolvere, ma in realtà purtroppo i due leader non sono compatibili, non riescono a incontrarsi", ha aggiunto il tycoon che è sembrato molto più deciso nel voler spingere lo Zar verso un negoziato. Non a caso, lo stesso Trump ha confermato che "presto saranno reintrodotte le sanzioni sul petrolio russo. Le avevamo revocate per non ostacolare il flusso di petrolio ma ora siamo nella posizione di reintrodurle". Ed ecco, appunto, un ulteriore motivo che mette Putin spalle al muro.

Mentre per domani è già fissato il Gruppo di contatto per la difesa dell'Ucraina al quartier generale della Nato a Bruxelles per affrontare tematiche tecniche di difesa, Zelensky spiega che "i leader del G7 concordano sul fatto che la Russia non stia vincendo" e che il vertice è stato "molto positivo". "La Russia deve raggiungere un accordo il più rapidamente possibile, meglio tardi che mai", ha aggiunto. Zelensky, che ha ribadito come il suo invito a Putin di presenziare al G7 sia caduto nel vuoto, ha rilanciato le ipotesi Svizzera, Turchia o Medioriente per avere un faccia a faccia ma, commenta, "Putin non vuole mettere fine alla guerra". Lo Zar, non ha commentato ma il solito portavoce Dmitry Peskov ha negato l'invito al G7 per lo Zar, dando una volta di più credito all'isolamento in cui si trova la Russia in questo momento.

Tra la conclamata crisi economica russa, le difficoltà sul campo, gli attacchi indiscriminati sui civili che indignano il mondo e, forse soprattutto, la ritrovata compattezza dell'Occidente, chissà che dalle parti del Cremlino non cresca la convinzione che sia davvero arrivato il momento di trattare. E di finire questa guerra.

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