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Lega, la pax di Salvini: Zaia nuovo vice per riprendere il Nord

Verso la nomina dell'ex Doge nel ruolo che fu di Vannacci. Durigon "ambasciatore" del centrosud

Lega, la pax di Salvini: Zaia nuovo vice per riprendere il Nord

La decisione è stata presa mercoledì. Anche se il cantiere leghista è ancora in fermento e il tempo degli annunci ufficiali non è ancora arrivato. Ma la strada è tracciata: dopo interminabili schermaglie e giri dell'oca, Luca Zaia torna ai piani alti della Lega. E, ironia della sorte, potrebbe, anzi dovrebbe essere lui il nuovo vicesegretario in sostituzione del transfuga e "traditore" Roberto Vannacci. Salvini e Zaia si sono incontrati e confrontali diverse volte negli ultimi tempi e Zaia ha portato le sue richieste e le sue critiche.

Non è un problema di poltrone, per quelle promesse o ventilate e mai offerte, l'ex governatore del Veneto è primatista italiano, secondo solo a Mario Draghi; Zaia è stato candidato a tutto, fatto sta che non è riuscito nemmeno a tagliare il nastro dell'inaugurazione olimpica che pure ha contribuito a inventare dal niente. Amen. Ora si volta pagina, o, meglio si recupera in qualche modo il vecchio modello nordista, pragmatico e moderato. Il problema è andare avanti senza rinnegare le scelte degli ultimi anni, provare a riequilibrare sulla bilancia del Carroccio le istanze più ruvide con quelle più sofisticate dei governatori del Nord che non hanno mai digerito un movimento a base di remigrazione e filo putinismo. C'è Zaia, con la sua sensibilità liberal, e ci sono anche i governatori come Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana (nelle foto a sinistra), ferocemente antivannacciano.

Ecco, se c'è un punto di sintesi è quello: basta inseguire Vannacci sul lato destro dell'emiciclo, così si rischia di uscire dai radar della grande politica nazionale. Non può finire così, a colpi di slogan e tirate ideologiche, la Lega è anzitutto il partito dei sindaci, delle ruspe e delle infrastrutture, il partito che si fa sindacato del territorio e dice no alla dittatura della burocrazia. Sono tutti temi che Salvini non ha mandato in soffitta, ma certo devono ritrovare centralità nell'agenda che non può ridursi a una sequela di no, quasi immaginando il Carroccio come un pezzo di opposizione incastrato dentro la maggioranza. Così non può funzionare. E certi sondaggi assomigliano a scivoloni pericolosi che è bene non sottovalutare.

Salvini resta al timone ma ora immagina una Lega polifonica con due figure di riferimento: Luca Zaia, fra le mani il vessillo del Nord, e Claudio Durigon (nella prima foto a destra), già oggi motore di via Bellerio, a tenere a bada le istanze del centro sud. È la pax salviniana. Un equilibrio difficile con spinte a volte contrastanti. Ma non si tratta di cambiare strada; il tentativo è dare più voce a quel Nord che si è sentito talvolta dimenticato. Lo schema finale non c'è ancora: Zaia potrebbe diventare appunto vicesegretario, affiancando appunto Durigon, la pasionaria Silvia Sardone (nella seconda foto a destra), il più defilato Alberto Stefani, alla guida di una regione complessa e inquieta come il Veneto.

Ci vorranno altre interlocuzioni, ma l'arrivo di Zaia sul ponte di comando è ormai considerato irrinunciabile. E l'antivannaccismo, con una buona dose di orgoglio, può essere una bussola sicura in questo periodo di navigazione non facile, fra conflitti e lacerazioni, con Bruxelles che piano piano sembra spostarsi su posizioni meno utopistiche e più concrete. Resta la distanza fra Zaia e Salvini sui temi etici come il fine vita, m il dibattito è trasversale anche al centrodestra e non solo fra maggioranza e opposizione, taglia in due anche Forza Italia.

La via è segnata.

È presto dovrebbe essere formalizzata la nuova squadra d'attacco, stabilita l'altro ieri in una riunione ristretta. C'è una data limite ed è quella del ritiro "spirituale" previsto per il 4 e 5 agosto dalle parti di Treviso. Dopo la discesa al Sud, comincia - questo è il proposito - la riconquista del Nord.

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