Da Leonardo a Whirlpool all'ex Ilva tutta la grande industria è in crisi

A Taranto la protesta dei dipendenti del colosso aerospaziale

Da Leonardo a Whirlpool all'ex Ilva tutta la grande industria è in crisi

La crisi causata dalla pandemia ha già prodotto effetti negativi nonostante il blocco dei licenziamenti fino al 21 marzo. Non sono solo le vertenze sindacali irrisolte a mettere alla prova il governo, ma anche il rallentamento della produzione che incide sulle paghe degli operai. È il caso dei circa 300 dipendenti di Leonardo a Grottaglie, in provincia di Taranto. Ieri mattina la Uilm, sindacato maggioritario nello stabilimento dove si costruiscono da più di dieci anni due sezioni della fusoliera in fibra di carbonio del Boeing 787, hanno manifestato chiedendo nuovo lavoro oltre al progetto 787 (con il traffico aereo bloccato dai lockdown le commesse sono in picchiata) e per scongiurare il ricorso agli ammortizzatori sociali. Il complesso industriale tarantino, ormai, è chiuso il sabato e la domenica e non sono rari i casi, come ieri, che la chiusura sia prolungata al lunedì. Di qui la protesta indetta dalla Uilm nei confronti del gruppo guidato da Alessandro Profumo contro la chiusura collettiva che fa si che tutto il personale resti a casa. Anche perché fino al 2023 non si prevede un incremento degli ordinativi per Boeing e, dunque, la probabilità che si ricorra a misure di taglio del personale non è esclusa.

Molto peggiore la condizione dei circa 400 operai della Whirlpool di Napoli che dal 31 ottobre è chiusa. I lavoratori fino al 31 dicembre riceveranno lo stipendio al 100%, ma sul futuro dello stabilimento non c'è nessuna certezza. Al momento al vaglio del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e della collega del Lavoro, Nunzia Catalfo, ci sono due opzioni . La prima prevede una proroga di 75 giorni dal momento dell'avvio della procedura di cessazione attività con il conseguente licenziamento collettivo, durante i quali si avvieranno le consultazioni con le organizzazioni sindacali. La seconda prevede la possibilità del blocco dei licenziamenti fino al 21 marzo a seguito del nuovo decreto del governo.

In entrambi i casi i lavoratori dovrebbero essere coperti dagli ammortizzatori sociali fino ai primi mesi del 2021. Non è esclusa la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione per cessazione. In ogni caso, si tratterebbe di soluzioni tampone non risolutive.

E, ritornando a Taranto, la situazione rischia di diventare tragica all'ex Ilva. La scorsa settimana il governo ha incontrato ArcelorMittal per mettere a punto il piano per co-gestire il complesso industriale. I sindacati denunciano di non essere stati consultati, a fronte dei ritardati pagamenti del canonone d'affitto da parte del colosso franco-indiano nonché dei fornitori (lo scaduto sarebbe a 18 milioni). Entro il 30 novembre, infine, ArcelorMittal potrebbe recedere dal contratto d'acquisto dell'impianto siderurgico e per gli oltre 10mila lavoratori si aprirebbero scenari negativi. Sul fronte Alitalia, infine, ancora nessuna novità.

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