La leva leggera alla Macron in Francia non piace a nessuno

Un mese obbligatorio per tutti: 600mila persone ogni anno I giovani non la vogliono e i militari si sentono scavalcati

La leva leggera alla Macron in Francia non piace a nessuno

Parigi - La reintroduzione della leva obbligatoria annunciata da Emmanuel Macron fa infuriare i militari. Costa troppo e non piace a nessuno. Ecco perché il gruppo di lavoro incaricato dall'Eliseo di definire i contorni della proposta presidenziale raccomanda una durata di massimo un mese, nettamente inferiore all'ambizione mostrata da Macron in campagna elettorale, che proponeva 3-6 mesi.

Il motivo sono i costi: tra i 2,4 e i 3,1 miliardi di euro l'anno, stimati e al momento senza coperture. Un piano «complesso e pieno di contraddizioni». Così un gruppo di esperti incaricati dal premier Edouard Philippe definiva la proposta appena pochi giorni da. Ora siamo alla resa dei conti. Sono infatti state publicate le conclusioni del gruppo di lavoro di stanza all'Eliseo, guidato dal generale Daniel Menaouine, giunte iovedì sul tavolo di Macron. Entro maggio il piano sarà dettagliato e comunicato dal presidente. Quel che è certo è che i ragazzi non imbracceranno fucili. Almeno non all'inizio del percorso, rivela il Journal du dimanche.

Il servizio militare cancellato nel 1997 non sarà dunque reintrodotto. Al suo posto, un servizio nazionale universale (SNU) per i giovani a partire dai 16 anni, cioè tra 600mila e 800mila ragazzi, donne comprese. Il presidente, primo capo di Stato francese a non aver effettuato il servizio militare, è stato costretto ad accogliere le rimostranze delle commissioni Difesa ed Esteri dell'Assemblée Nationale: «Prima dobbiamo tutelare i mezzi a disposizione delle nostre forze armate», gli hanno fatto sapere.

Lo scorso gennaio Macron disse che il Servizio nazionale sarebbe stato «guidato da tutti i dicasteri interessati, e non semplicemente dalla Difesa»; con «finanziamenti ad hoc» che non sarebbero dovuti comparire nella legge di programmazione militare 2019-2025. Nessuno si aspettava che il presidente coinvolgesse diversi ministeri nel reperimento delle risorse. Così i deputati e perfino il premier sono corsi ai ripari ingaggiando esperti che facessero i conti.

Tra Difesa ed Eliseo la rotta di collisione era già evidente. Una difficilissima mediazione a colpi di studi di fattibilità è tuttora in corso. Il Parlamento resta scettico. «Il servizio nazionale avrà un impatto inevitabile sul bilancio». Il rapporto presentato in commissione Difesa preferirebbe infatti un «corso di cittadinanza» in tre fasi, rispetto all'idea di un servizio nazionale obbligatorio sotto la supervisione dell'esercito. «Non si diventa cittadini in un mese e la parola obbligatoria è piuttosto ripugnante per i ragazzi», spiega la deputata Les Républicains e relatrice Marianne Dubois.

La promessa lanciata a marzo 2017 dal Macron era però di ripristinare la leva obbligatoria. Dunque come la mettiamo? L'Eliseo ha preso atto di tutte le perplessità e ha fatto sapere che, più che una leva, sarà un periodo dedicato ad attività sportive, all'insegnamento del primo soccorso e dei riflessi in caso di crisi e alla trasmissione di valori civici e repubblicani.

Stando ai conteggi, è parso evidente che tre mesi di leva sarebbero impossibili da sostenere, sia come costi, sia come strutture. «Non si tratta di reinventare il servizio militare», ma di «dare alla gioventù francese delle cause da difendere, lotte da condurre in campo sociale, ambientale, culturale», si legge nelle conclusioni del gruppo di lavoro dell'Eliseo. Si vedrà se Macron si accontenterà.

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