Libia, Avramopoulos: "Ondata profughi? L'Europa non può accogliere tutti"

Dimitris Avramopoulos preoccupato per la situazione in Libia: "La priorità è garantire il trattamento umano e dignitoso di tutti i migranti"

Libia, Avramopoulos: "Ondata profughi? L'Europa non può accogliere tutti"

Il Commissario europeo per i migranti Dimitris Avramopoulos ha rilasciato un'intervista a Il Messaggero sulla situazione drammatica in Libia per la quale si è detto piuttosto preoccupato: perciò "l'Unione europea e i suoi Stati membri hanno già invitato tutte le parti a cessare immediatamente le operazioni militari nel paese". L'obiettivo è dunque quello di "evitare che la situazione peggiori ulteriormente".

Avramopoulos detta la linea

La priorità rimane la garanzia di trattamenti umani e dignitosi dei migranti "indipendentemente dal loro status", ma parallelamente sottolinea che "l’Europa non può accogliere tutti". L'attuale sfida è evacuarli dalla Libia: "Stiamo lavorando a stretto contatto con i partner sul campo per fornire assistenza e soccorso alle persone colpite dal conflitto. E, nonostante le difficili condizioni sul terreno, continuiamo il nostro lavoro insieme a Oim e Unhcr per portare i migranti fuori dalla Libia o in luoghi più sicuri del Paese".

Nei giorni scorsi vi abbiamo raccontato dei possibili 800mila profughi pronti ad arrivare in Italia, ma Avramopoulos è stato chiaro: "In questa fase non abbiamo alcuna indicazione di imminenti aumenti dei flussi dalla Libia, ma dobbiamo essere preparati". E per quanto riguarda l'identificazione presso gli hotspot ha dichiarato: "Gli vengono prese le impronte digitali, viene intervistato e sottoposto a screening per l’identificazione. Tutto questo, anche grazie al supporto delle nostre agenzie sul territorio libico. Non è una novità, la nostra vigilanza complessiva e la nostra preparazione sono aumentate negli ultimi anni".

Il Commissario europeo si è poi espresso anche sulla decisione ferma di Matteo Salvini di chiudere i porti italiani a Ong e imbarcazioni di migranti: "Non permettere lo sbarco non è una soluzione. Il recente caso con la nave dell’Ong Alan Kurdi mostra quanto siano necessarie soluzioni strutturali sostenibili, per garantire che lo sbarco delle persone soccorse possa avvenire rapidamente e in sicurezza".

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