C'è un luogo, a Washington, dove la storia ha lasciato un'eco difficile da cancellare: l'hotel Hilton. Nel 1981 vi cadde ferito Ronald Reagan. Quasi mezzo secolo dopo, tra lampadari e smoking, è tornata la paura attorno a Trump. Due epoche diverse, stesso brivido: il potere che vacilla sotto i colpi di un uomo solo. La storia degli Usa è un elenco implacabile di uomini colpiti mentre incarnavano, o inseguivano, la Casa Bianca. È una storia che comincia in un teatro, quando Abraham Lincoln si piega appena in avanti e il colpo lo raggiunge alla nuca. È il 14 aprile 1865, il teatro Ford trattiene il respiro mentre John Wilkes Booth fugge nella notte. Lincoln morirà il giorno dopo: non è solo un assassinio, è la vendetta feroce di un Sud sconfitto che non accetta la pace.
Qualche anno più tardi, niente più palchi, ma una stazione ferroviaria. James Garfield sta per salire su un treno, e Charles Guiteau gli spara. Non muore subito, resta prigioniero non tanto del proiettile quanto delle mani che dovrebbero salvarlo. Tocca a William McKinley, e con lui a un'America già proiettata verso il mondo. Buffalo, 6 settembre 1901. È lì che Leon Czolgosz si avvicina e spara a bruciapelo. Il Novecento inoltrato non attenua la violenza, la rende spettacolo. John F. Kennedy attraversa Dallas in limousine il 22 novembre 1963, sorridente, esposto, quasi cinematografico. I colpi lo raggiungono davanti a tutti. Lee Harvey Oswald viene arrestato, ma la verità non farà in tempo a consolidarsi: Jack Ruby lo uccide due giorni dopo. E così l'America resta con una storia monca, piena di ombre.
Ma accanto ai caduti, c'è un'altra narrazione: quella dei sopravvissuti. Theodore Roosevelt, nel 1912, viene colpito al petto durante un comizio a Milwaukee, e si salva la vita grazie a una custodia per occhiali che rallenta il proiettile. Nel 1933, a Miami, Franklin D. Roosevelt, non ancora insediato, sfugge ai colpi che invece uccidono il sindaco Anton Cermak. Nel 1950, la violenza si presenta sotto forma di assalto: Harry Truman è alla Blair House quando due nazionalisti portoricani attaccano. Si spara, si muore, ma Truman resta illeso. Negli anni Settanta Gerald Ford viene preso di mira due volte nel giro di poche settimane: pistole puntate, dita sul grilletto, eppure nessun colpo va a segno. Si arriva quindi davanti al Washington Hilton, 30 marzo 1981. Reagan esce tra i flash dei fotografi, John Hinckley Jr. spara sei volte.
Uno dei proiettili rimbalza sulla limousine e gli perfora un polmone. Reagan entra in ospedale con una battuta pronta, come un attore che rifiuta di uscire di scena. Non è la politica a muovere l'attentatore, ma l'ossessione di attirare l'attenzione di Jodie Foster.