L'Inps vuole il grande fratello contro i pensionati all'estero

Sono 373mila e costano un miliardo di euro all'anno Il presidente Boeri: "Lavoreremo insieme alle Entrate"

L'Inps vuole il grande fratello contro i pensionati all'estero

Tito Boeri di nuovo all'attacco dei pensionati che emigrano all'estero, chiede un giro di vite e mette a disposizione dell'Agenzia delle entrate i dati Inps. Dopo l'uscita sul contributo dei migranti alle casse previdenziali, il No ad un allentamento del meccanismo che porterà l'età del ritiro a 70 anni, ieri il presidente dell'Inps ha fatto il punto sulle prestazioni erogate all'estero.

Troppe, molto costose e ingiuste. I dati del 2016 non sono molto diversi da quelli degli anni passati. Le pensioni pagate in «circa 160 Paesi» sono «373.265 per un importo complessivo di poco superiore a un miliardo di euro».

Sono comprese quelle a totalizzazione internazionale. Cioè quelle maturate con versamenti di contributi in Italia e all'estero. Con un bilancio a svantaggio del Belpaese. Più di un terzo delle pensioni ha «periodi di contribuzione» in Italia «molto brevi, inferiori ai tre anni, il 70% ha una contribuzione inferiore ai sei anni e l'83% una contribuzione inferiore ai 10 anni, quindi si tratta di durate contributive molto basse». Lo svantaggio consiste nel fatto che a pagare le pensioni non sono, pro quota, tutti i Paesi che hanno incassato i contributi, ma solo quello dove è maturato il diritto alla rendita.

L'altra anomalia, un cavallo di battaglia di Boeri, il fatto che alcune prestazioni assistenziali, sopratutto integrazioni al minimo, vengono riconosciute anche a residenti all'estero. E questo avviene «senza reciprocità». Cioè gli altri stati non riconoscono queste prestazioni. Poi l'accusa alla misura previdenziale del governo Renzi. La quattordicesima che ha fatto aumentare il pagamento di prestazioni assistenziali all'estero. Quest'anno «la spesa per la quattordicesima a persone che non risiedono in Italia è più che raddoppiata». La cifra fatta da Boeri è in realtà bassa. Siamo passati da «15 a 36 milioni» di euro.

Una presa di posizione molto politica, accompagnata da un pressing sempre più forte per un giro di vite fiscale verso i pensionati che hanno preso la residenza nei Paesi dove è più conveniente incassare la rendita, grazie a un regime fiscale volutamente più favorevole. Boeri dice di volere sviluppare un «progetto di raccolta di informazioni insieme all'Agenzia delle Entrate per aumentare il bagaglio conoscitivo sulla posizione netta, fiscale, dei residenti all'estero e dei percettori di prestazioni Inps, ci possiamo lavorare». Un grande fratello per i pensionati emigrati, insomma.

Durante un'audizione parlamentare ha chiesto alla commissione permanente sugli italiani all'estero un aiuto in questo senso. I parlamentari, insomma, dovrebbero chiedere una maggiore integrazione delle banche dati dell'Inps con quelle del Fisco per fare controlli mirati sui pensionati emigrati.

Un fenomeno in costante crescita da anni. Dal 2003 al 2014 sono espatriati 36.578 pensionati italiani verso paesi come il Portogallo dove possono incassare una cifra pari o poco inferiore al lordo dell'assegno. L'Italia resta poco attraente per gli ex lavoratori Nello stesso periodo ne sono entrati solo 24.857. Attirati dal clima o dallo stile di vita. Sicuramente non dal sistema fiscale che resta uno dei più penalizzanti, come ha ricordato ieri Domenico Proietti, segretario confederale dela Uil. «Sulle pensioni italiane grava la tassazione più alta d'Europa. Nel nostro Paese, infatti, questa è mediamente del 21%, mentre nel resto d'Europa è al 14%». Senza contare il blocco delle rivalutazioni.

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