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L'insostenibile tolleranza per un'illegalità sempre più alta

La cruda descrizione dei fatti non dà spazio a interpretazioni, supposizioni o dubbi sulla crudeltà dell'azione della Dal Pino, eppure c'è qualcosa che non quadra

L'insostenibile tolleranza per un'illegalità sempre più alta
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Forse Cinzia Dal Pino dice la verità: non voleva uccidere il cittadino marocchino, Noureddine Mergui, però l'omicidio è stato compiuto. Un assassinio non si giustifica, ma si può comprenderne le cause. Se descriviamo la dinamica con cui la Dal Pino investe con il suo Suv il marocchino, anche per questa circostanza non ci sono argomenti che giustifichino il volontario investimento. Insomma, tutti d'accordo: l'assassinio si condanna; il motivo che porta la Dal Pino a travolgere il ladro non giustifica una reazione tanto grave per le sue conseguenze: un evidente sproporzione tra il reato e la difesa dall'azione criminale.

La cruda descrizione dei fatti non dà spazio a interpretazioni, supposizioni o dubbi sulla crudeltà dell'azione della Dal Pino, eppure c'è qualcosa che non quadra, come se qualcuno stia bussando alla porta e non non andiamo ad aprirgli pur sapendo perfettamente chi sia. O chi siano. Insicurezza, paura, disagio, sentimento di abbandono da parte di chi dovrebbe difenderci, assenza di tutele, mancanza di fiducia nella legge.

Credo di non poter giustificare mai un omicidio, ma neppure posso giustificare una condizione di vita sottomessa alla paura di essere derubati, picchiati, stuprati quasi fosse una circostanza inevitabile della nostra società, di cui non ci siano responsabili, quasi fossimo sottoposti a un destino crudele piovuto dal cielo o salito dagli inferi. Naturalmente il destino non c'entra, mentre i motivi di tanta insicurezza non sono difficili da individuare. Facile gettare la croce addosso agli immigrati, oltretutto un marocchino era il ladro della Dal Pino, ma il fenomeno immigratorio apre lo scenario su una società che chiede alle persone di avere una soglia di tolleranza del male e delle ingiustizie molto alta per poter reggere quella illegalità che l'amministrazione della cosa pubblica non riesce a controllare ed eliminare. Chiunque di noi, oltre ogni ipocrisia, è perfettamente consapevole che, pur nella sua correttezza di vita, può subire da un momento all'altro un male imprevedibile. Se qualcuno, per i motivi più diversi dovuti alla sua educazione, condizione economica, familiare ha una soglia di tolleranza bassa alle offese, è inevitabile che sviluppi all'eccesso la sua reazione ad esse.

Il tribunale non può far altro che applicare la legge, ma se io posso permettermi uno sguardo del fenomeno svincolato da procedure giudiziarie, mi accorgo che in molte persone, sempre per i più diversi motivi, le capacità di controllo del male sono portate allo stremo come forma di difesa spasmodica di se stesse.

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