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L'Iran: "Controlleremo lo Stretto". Ma passa la prima nave straniera

Le condizioni di Teheran: "L'apertura di Hormuz non può prescindere dallo stop agli attacchi in Libano". Mojtaba Khamenei: "Non rinunceremo ai nostri diritti"

L'Iran: "Controlleremo lo Stretto". Ma passa la prima nave straniera
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L'apertura dello Stretto di Hormuz non può prescindere dallo stop agli attacchi in Libano. È sulla base di questa condizione indispensabile, avanzata da Teheran, che Donald Trump si è deciso a intervenire per persuadere Benjamin Netanyahu a giungere a più miti consigli e ridimensionare l'offensiva sul Paese dei cedri, convincendo l'amico e alleato ad avviare colloqui con Beirut. Un modo per garantire la fragile tregua con l'Iran cominciata martedì 7 aprile, ma subito minacciata dalla prosecuzione e dal potenziamento degli attacchi israeliani sul Libano, indigesti alla Repubblica islamica che guida e finanzia proxy come Hezbollah. Così il presidente americano ha lavorato per favorire la de-escalation e il buon avvio delle trattative tra Stati Uniti e Iran, previste domani a Islamabad, e lo ha fatto attraverso una telefonata all'amico e alleato israeliano mercoledì, secondo fonti di Nbc. Dalla conversazione con "Bibi" è scaturito l'annuncio del primo ministro israeliano, che ieri "ha ordinato di aprire al più presto negoziati diretti con il Libano" sul disarmo dei terroristi sciiti di Hezbollah, al via già "nei prossimi giorni", secondo una fonte israeliana al Times of Israel.

Se da una parte Trump ha lavorato sull'alleato Netanyahu per garantire che la tregua con l'Iran regga, Islamabad ha fatto la sua parte con Teheran. Il viceministro degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzade, ha riferito che "l'Iran era sul punto di reagire alla violazione del cessate il fuoco, ma ha deciso di non farlo dopo la mediazione del Pakistan", che secondo molti analisti si sta muovendo dietro la regia della Cina.

La vigilia dei colloqui fra Washington e Teheran, domani in Pakistan, ruota dunque attorno alla sfida cruciale che lega Hormuz al Libano. L'Iran insiste: consentirà alle navi di transitare attraverso lo Stretto solo una volta che gli Stati Uniti avranno messo fine alla loro "aggressione" in Medioriente e Israele smetterà di attaccare il Libano, dicono in coro Mohammad Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore per l'Iran, che minaccia "una risposta forte" se la guerra a Hezbollah non si fermerà, e poi il presidente della Repubblica islamica Masoud Pezeshkian, che promette: "Non abbandoneremo mai il Libano". Anche Mosca interviene al fianco di Teheran per ribadire che il cessate il fuoco deve riguardare anche il Paese dei cedri.

Dopo l'annuncio del fragile cessate il fuoco, oltre a sei navi e due petroliere iraniane, ieri la prima petroliera non iraniana, battente bandiera del Gabon, ha attraversato Hormuz. Trasportava 7mila tonnellate di olio combustibile proveniente dagli Emirati arabi ed era diretta in India, secondo i dati di MarineTraffic. Secondo l'agenzia di stampa russa Tass, Teheran consentirà il passaggio dallo Stretto a non più di 15 imbarcazioni al giorno.

Per avvisare dei rischi, l'autorità portuale iraniana sotto il controllo delle Guardie della Rivoluzione ha sconsigliato il passaggio dallo Stretto senza un coordinamento con i pasdaran e ha pubblicato una mappa che mostra rotte di navigazione alternative, per evitare le mine depositate in mare proprio dal braccio armato del regime.

Alla questione marittima e commerciale si aggiunge lo spinosissimo nodo del nucleare. Per il capo dell'agenzia iraniana, proteggere il diritto dell'Iran ad arricchire l'uranio è "necessario" per qualsiasi colloquio di cessate il fuoco. "Nessuno ci fermerà", promette Mohammad Eslami.

Sia Washington che Teheran si dicono pronte a riprendere il conflitto in caso di mancato accordo e continuano a rivendicare lo stop ai combattimenti come propria vittoria. Nonostante gli ostacoli, Trump si dice "molto ottimista" su un'intesa perché i leader iraniani sono "molto più ragionevoli quando sono a un incontro rispetto a quando parlano con la stampa". Ma avverte che ci saranno "dolorose conseguenze" in caso contrario.

Dal suo nascondiglio, ancora una volta senza apparire né far sentire la propria voce, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei conferma la linea dura: "Non cerchiamo la guerra, ma non rinunceremo a nostri diritti. Controlleremo Hormuz e vogliamo un risarcimento per i danni della guerra".

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