Lombardia, sollievo dopo mesi di attacchi Gallera: "Le aree coi focolai andavano chiuse"

Contatti con gli esperti sull'allarme per i contagi ad Alzano e Nembro

Come spesso succede la risposta della Lombardia, secondo il tradizionale rito ambrosiano, arriva con la solidità numerica dei fatti. E così, mentre tutta Europa e mezzo mondo sono alle prese con l'infuriare del virus, il bollettino di ieri recita ancora «zero morti e solo 69 nuovi contagiati». E, cosa che andrebbe celebrata con i titoloni in tutte le prime pagine e nelle aperture dei telegiornali ma non verrà nemmeno segnalata, i ricoverati in terapia intensiva abbandonano la doppia cifra e scendono ad appena 9 dopo essere stati 1.400.

Ma a infuriare con una nuova vampata, ora è la polemica sulle mancate zone rosse nella Bergamasca, dopo che il Comitato tecnico scientifico nazionale ha desecretato le carte, mettendo sul tavolo documenti che aggiungono frecce all'arco della Regione Lombardia da settimane costretta a difendersi dagli attacchi. Ripetendo come le responsabilità che le vengono imputate, fossero in realtà in capo al governo nazionale.

E così per l'assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera, proprio il verbale del Cts del 3 marzo nel quale si proponeva al governo l'istituzione della zona rossa anche per Alzano e Nembro per limitare la diffusione del Coronavirus, «mostra - spiega Gallera all'Agi - che ci fu un confronto tra gli esperti e la Regione e che quest'ultima propendeva per la necessità di chiudere i due comuni». Per Gallera «il verbale dà atto del fatto che ci siamo sentiti con loro per questo, perché per noi andava fatta dato che avevamo visto come negli ultimi due giorni, il 2 e il 3 marzo, il numero dei contagi fosse crescente». Di qui la richiesta del governatore Attilio Fontana di adottare misure più efficaci, con la chiusura delle aree più interessate dai focolai. E così, sempre secondo la ricostruzione di Gallera, «ci siamo sentiti con il Comitato tecnico scientifico perché quello era il nostro orientamento, ma oltre a quello dei nostri tecnici volevamo avere anche il loro conforto in modo chiaro. È questo che abbiamo chiesto il 3 marzo». E nel testo del verbale questo si dice: «È stato sentito per via telefonica l'assessore Gallera e il direttore generale Caiazzo della Regione Lombardia - si legge - che confermano i dati relativi all'aumento e, in particolare, nei due comuni» di Alzano e Nembro. «È un verbale - sottolinea Gallera - che mostra come la Regione si è confrontata con il Cts sulla necessità della zona rossa, portandoci a condividere con quegli esperti che erano il riferimento scientifico del Paese, la necessità e l'opportunità di istituirla».

Poi l'intoppo, le incertezza, il nulla di fatto responsabile probabilmente di molte morti. «Noi che le cose non andavano in quella direzione lo abbiamo visto con tristezza forse il 7», dopo che il 4 marzo era arrivato il ministro Roberto Speranza «chiamato da noi per una riunione sul problema della Lombardia e sulla zona rossa e ci ribadiva che le cose sarebbero state fatte. Poi il 5 arrivano i militari: cosa dovevamo fare più che avere l'evidenza che le cose stavano andando come avevamo richiesto?». Quanto alla dichiarazione del premier Giuseppe Conte che avrebbe detto ai magistrati di non aver mai ricevuto il verbale del Cts del 3 marzo su Alzano e Nembro, Gallera si rifugia nella diplomazia: «Questo non dovete chiederlo a me».

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Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Sab, 08/08/2020 - 10:29

Giusto! La “solidità numerica dei fatti”, passati e recenti, dimostra – anche se non ce ne era bisogno – che in Lombardia ha bene operato il Presidente Fontana, attaccato da sinistra perché troppo onesto.