È una storia nella storia. È l'altra faccia di un dramma, che divide l'animo ma relativizza l'esistenza. Il cuore come passaggio di testimone, come vita ereditata. Quell'organo era destinato a Domenico, il piccolo di due anni e quattro mesi ricoverato all'ospedale Monaldi di Napoli. Nelle scorse ore ha salvato un altro bimbo della stessa età. Il trapianto, riuscito, è stato eseguito nella notte tra mercoledì 18 e giovedì 19 febbraio al Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Due vite legate da un filo rosso, a 800 chilometri di distanza. Perché nonostante nei giorni scorsi si fosse aperta la possibilità di un secondo trapianto per Domenico, il team di esperti (fra loro anche il chirurgo Amedeo Terzi del Papa Giovanni XXIII) che aveva raggiunto l'ospedale partenopeo aveva stabilito che il piccolo non sarebbe sopravvissuto a un'altra operazione. Così quel cuore di un bambino di tre anni, morto per una leucemia, è stato donato al piccolo paziente lombardo, risultato primo nella lista nazionale d'urgenza in attesa del trapianto. Proprio mentre Domenico finiva in coma. Tre piccole vite che si sfiorano e si intrecciano ma poi intraprendono sentieri opposti. Non può essere un lieto fine ma piuttosto un altro lato del caleidoscopio, la prospettiva diversa di una vicenda - diventata a un certo punto più grande dell'essere umano - che per oltre un mese ha tenuto l'Italia col fiato sospeso. E che ora assiste impotente.
Il caso si palesa nella sua drammaticità lo scorso 23 dicembre, quando al Monaldi viene impiantato un cuore lesionato. Si scopre che l'organo si era "bruciato" e che doveva essere sostituito con un secondo cuore, perché non funzionava come invece avrebbe dovuto. A danneggiarlo irreversibilmente sarebbe stato il ghiaccio secco usato al posto di quello tradizionale previsto dai protocolli nel contenitore usato per il trasporto da Bolzano. E mentre venivano aperte due diverse inchieste, proprio a Napoli e a Bolzano, negli ospedali partiva la corsa contro il tempo. L'ultima speranza è svanita mercoledì scorso, quando si è riunito il vertice dell'Heart Team, composto dai massimi specialisti italiani di cardiochirurgia pediatrica, per valutare se il bambino fosse ancora in grado di sopportare una seconda operazione chirurgica. Un parere negativo: troppo precarie le condizioni cliniche del bambino napoletano, con compromissione neurologica, instabilità emodinamica e crisi settica. Dopo oltre 55 giorni di ricovero, Domenico è finito in coma irreversibile.
Nelle scorse ore l'Azienda dei Colli ha proposto una serie di interventi volti a evitare la somministrazione di terapie non più utili alla condizione clinica del piccolo, che resta attaccato all'Ecmo. Un percorso in accordo con la famiglia e con il medico legale, finalizzato a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico. A Domenico saranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita.