L'ultima gaffe della Castelli: per lei esiste solo il lavoro in nero

L'ex addetta alla sicurezza dello stadio Comunale di Torino oggi viceministro dell'Economia ha infilato un'altra perla

L'ultima gaffe della Castelli: per lei esiste solo il lavoro in nero

Che fossimo di fronte a un astro nascente della politica ce n'eravamo accorti subito. Fin da quel surreale «Non si dice cosa si vota» in risposta alla domanda della Gruber «Lei a un referendum sull'euro, dentro o fuori, cosa voterebbe?», era chiaro che con la grillina Laura Castelli ci si sarebbe divertiti. Quasi come con Toninelli.

E ieri, l'ex addetta alla sicurezza dello stadio Comunale di Torino oggi viceministro dell'Economia ha infilato un'altra perla alla sua luccicante collana di gaffe. Intervistata da Repubblica, a una domanda sulle poche domande per ottenere il reddito di cittadinanza finora avanzate, ha semplicemente risposto: «Mettiamo il cittadino nelle condizioni di scegliere. O il sussidio e la formazione per il ricollocamento o il nero».

Sì, avete letto bene. I disoccupati italiani, nel magico mondo della Castelli, hanno soltanto due possibilità. Mettersi in coda a capo chino per accedere al sussidio grillino, panacea di tutti i mali in grado di sconfiggere la povertà (copyright Di Maio) oppure scegliere il lavoro nero. Tertium non datur. Cercare un impiego legale, in regola, quello per cui si lavora dal lunedì al venerdì e alla fine del mese si riceve uno stipendio, non è una possibilità. Avvisate tutte le aziende e le imprese che cercano manodopera e promettono nuove assunzioni: state sprecando il vostro tempo. Secondo il - meglio ripeterlo, prima che qualcuno se lo scordi - viceministro dell'Economia del governo gialloverde, chi volesse aumentare il numero di dipendenti deve farlo esclusivamente in nero. Oppure affidarsi ai navigator, i disoccupati pagati dallo Stato per cercare lavoro ad altri disoccupati in un Paese che, come rileva l'Eurostat, è al penultimo posto in Europa per tasso di occupazione (62,3%).

Il reddito di cittadinanza, pur essendo la bandierina su cui l'intero Movimento ha basato la propria azione politica, è una materia indigesta per la Castelli. Già in passato aveva balbettato sul numero di tessere («Saranno cinque o sei milioni? Cinque milioni e mezzo circa...») e su chi le stesse stampando («Forse il Poligrafico della Stato...»). Nota a margine per le prossime interviste: meglio chiederle un argomento a piacere.

Certo, da una che agli esordi della carriera politica ammise davanti alla platea degli Stati Generali dei Commercialisti di aver esercitato abusivamente la professione «nello studio di famiglia che si occupa di paghe e contabilità», ci si può aspettare di tutto. Da un esponente del governo, francamente no. Anche perché, andrebbe ricordato al viceministro, il suo compito è proprio quello: spiegare ai propri cittadini che esiste un'alternativa al lavoro nero. E non si chiama nemmeno reddito di cittadinanza.

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