Mafia, arrestato il fratello della vedova-coraggio

La moglie di Schifani urlò ai padrini: «Inginocchiatevi». Giuseppe in manette col boss Scotto

Mafia, arrestato il fratello della vedova-coraggio

«Vi perdono ma inginocchiatevi». Le parole di Rosaria Costa, la vedova di Vito Schifani, uno degli agenti di scorta di Giovanni Falcone, commossero tutta Italia ai funerali per la strage di Capaci che lasciò sull'asfalto il marito, il giudice e sua moglie Francesca Morvillo e i poliziotti Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Ora il nome del fratello della vedova di mafia, Giuseppe Costa, figura tra le otto persone arrestate ieri dalla Dia di Palermo. Secondo il gip del Tribunale, che ha firmato la misura cautelare Costa, ufficialmente imbianchino disoccupato di 58 anni, avrebbe «fatto parte della famiglia mafiosa di Vergine Maria, mantenendo rapporti con esponenti mafiosi di altre famiglie» e avrebbe organizzato e coordinato attività estorsive nei confronti di imprenditori e commercianti della zona.

Rosaria nel 1995 ha lasciato la Sicilia con il figlio, che oggi è capitano della Gdf e si è sposata con un militare.

Il fratello, invece, è rimasto legato alla sua terra in maniera troppo stretta, troppo sbagliata. Ed è finito nella rete della Dia, che ieri ha assestato un duro colpo alla famiglia mafiosa dell'Arenella, una delle più rappresentative del mandamento di Palermo-Resuttana. Gli otto catturati sono ritenuti a vario titolo responsabili di associazione mafiosa in concorso, estorsione e dell'intestazione fittizia di un club dell'Arenella.

In manette sono finiti anche i fratelli Gaetano, Pietro e Francesco Paolo Scotto. In carcere anche il figlio di quest'ultimo, Antonino. Gaetano Scotto è sospettato, tra l'altro, di avere ucciso l'agente di polizia Nino Agostino il 5 agosto '89 e la moglie Ida Castelluccio, a Villagrazia di Carini, assieme al capomafia di Resuttana Antonino Madonia, oggi detenuto al 41 bis. E proprio Gaetano sarebbe il nuovo capo della famiglia dell'Arenella.

Pietro, invece, era stato condannato all'ergastolo per la strage di via D'Amelio e scagionato quando furono scoperte le bugie del finto pentito Vincenzo Scarantino. Tpa

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