Mafia, arrestato il radicale Nicosia "Messina Denaro è il primo ministro"

Le frasi choc: «Falcone e Borsellino? Solo incidenti sul lavoro»

Ragusa Dottor Jekyll e Mister Hyde. Per Antonino detto Antonello Nicosia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono «vittime di un incidente sul lavoro».

L' esponente dei Radicali italiani e assistente della deputata Pina Occhionero di Leu, di recente passata a Italia viva, viveva 2 vite. Pubblicamente parlava dei diritti dei detenuti, specie mafiosi ed era direttore dell'Osservatorio internazionale dei diritti umani onlus, di nascosto faceva da «messaggero» dei boss. Già condannato in via definitiva a 10 anni e 6 mesi per partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e scarcerato da oltre 10 anni, sembrava avere dato una svolta onesta alla propria vita e invece è grazie a lui che i boss detenuti continuavano a impartire ordini e a comunicare con «la famiglia».

Per parlare con loro senza interferenze sfruttava la vicinanza alla Occhionero, estranea ai fatti. «Il massimo obiettivo auspicato da Nicosia scrivono i pm della Dda di Palermo che ha coordinato le indagini - era di formalizzare una collaborazione con la Camera dei Deputati grazie alla quale avrebbe potuto fare visita ai detenuti sottoposti al regime speciale del 41 bis». Fondamentali le intercettazioni. «Mi giro le carceri: visto che non potevo entrare, così con lei entro», dice Nicosia intercettato. In quel modo scrivono gli inquirenti «ha potuto accedere agli istituti penitenziari per ben 4 volte: il 21 dicembre 2018 a Sciacca, il giorno successivo a Trapani e ad Agrigento, il 1 febbraio 2019 a Tolmezzo».

Fedelissimo di Matteo Messina Denaro, che chiamava «il primo ministro», ha partecipato a Porto Empedocle a una riunione riservata nel febbraio 2019 con due pregiudicati per partecipazione ad associazione mafiosa, di cui uno fidato sodale della Primula rossa. Dovevano recapitare proprio al super latitante una grossa somma. Dall'inchiesta «Passepartout» terminata ieri con l'arresto di Nicosia e di altri 4 soggetti, appartenenti o contigui alla famiglia mafiosa di Sciacca, tra cui il capomafia Accursio Dimino, che negli anni 90 manteneva contatti con Riina e Brusca, è emerso il «pieno inserimento di Nicosia nel contesto mafioso saccense» e il suo impegno per la realizzazione di «un progetto che interessava direttamente il latitante Messina Denaro da cui l'indagato si aspettava di ricevere un ingente finanziamento non ritenendo sufficienti i ringraziamenti che asseriva di avere ricevuto dallo stesso ricercato».

Nicosia doveva andare con Dimino negli States per uccidere un imprenditore di Sciacca e impadronirsi delle sue aziende. Per fare ciò, aveva bisogno che sulla mafia scendesse l'oblio. Allora perché mantenere l'intitolazione dell'aeroporto di Palermo ai giudici Falcone e Borsellino? «Bisogna cambiare nome , perché questi nomi evocano la mafia. Perché dobbiamo sempre arriminare (rigirare ndr) la stessa merda?». Per lui Falcone e Borsellino «sono vittime di un incidente sul lavoro» e quindi «Perché l'aeroporto non bisogna chiamarlo Luigi Pirandello? O Leonardo Sciascia? E che cazzo, va. O Marco Polo?».

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