Maggioranza striminzita approva il "decretone"

Quota 100 e reddito di cittadinanza sono legge. Fdi: La Lega si piega al M5S

Maggioranza striminzita approva il "decretone"

Roma - Terza lettura conclusa: Reddito di cittadinanza e quota 100 sono legge. Il decreto con le misure che hanno caratterizzato il primo anno del governo gialloverde è stato convertito a due giorni dal termine ultimo. L'Aula del Senato ha approvato la legge in via definitiva con 150 sì, 107 contrari e 7 astenuti (la sinistra di Liberi e Uguali). La maggioranza assoluta al Senato è di 161. Segno, secondo le opposizioni, che la maggioranza a Palazzo Madama non è stata compatta nemmeno sulla legge con i due provvedimenti bandiera di M5s e Lega.

Durante l'ultima lettura il provvedimento è stato blindato, ma nelle due precedenti sono state introdotte diverse modifiche. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, le principali modifiche riguardano la stretta anti furbetti, ma anche gli 858 euro al mese come soglia minima delle offerte di lavoro per i percettori del sussidio.

Poi le norme anti furbetti, che dovrebbero prevenire i finti divorzi (per le separazioni successive al primo settembre per ottenere il reddito di cittadinanza il cambio di residenza deve essere certificato dalla polizia locale. Infine il sostegno extra per le famiglie numerose o con disabili.

Durante il passaggio parlamentare è arrivata anche la possibilità di erogare le pensioni di cittadinanza in contanti. Un modo per ovviare alla carenza di card, che invece restano l'unico mezzo per percepire il reddito di cittadinanza. Le carte sono state oggetto di un intervento per aumentare la privacy. Sarà impossibile controllare le singole spese.

Per quanto riguarda le pensioni, il decreto conferma la pensione anticipata a 62 anni e 38 di contributi. E si allargano le maglie per il riscatto della laurea. Eliminato il limite di età a 45 anni, che era a rischio di incostituzionalità. Resta il 1996 come anno di inizio lavoro e quindi l'avere maturato diritto alla sola pensione contributiva.

«È un grande giorno, abbiamo approvato delle misure di cui il Paese aveva bisogno», ha commentato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Le opposizioni hanno visto nei numeri dell'approvazione una conferma della crisi del governo. Per Forza Italia Anna Maria Bernini, capogruppo di al Senato, ha osservato come il Dl sia stato approvato «con appena 150 voti, ben al di sotto della maggioranza assoluta, a dimostrazione dello sfilacciamento politico di questa maggioranza». Per il capogruppo Pd Andrea Marcucci i leghisti che non hanno votato sono stati 12.

Fratelli d'Italia, il partito di Giorgia Meloni ha organizzato una manifestazione davanti a Palazzo Madama per spiegare il No al decreto e attaccare il partito di Matteo Salvini: «Incredibile! La Lega boccia praticamente tutti i cavalli di battaglia economici della stessa Lega e di tutto il centrodestra: no alla flat tax, no alla flat tax incrementale, no al taglio delle accise, no alla sospensione dell'obbligo di fatturazione elettronica, no ad escludere dallo split payment le piccole e medie imprese, no a rivedere l'impostazione del complesso dei vincoli derivanti dal fiscal compact», ha protestato il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida.