Magistratura democratica contro Davigo: non può essere lui a processare Palamara

Il membro del Csm in pensione a ottobre: ma vuol far parte della disciplinare

Una operazione «in netto contrasto con la legalità». Questo è il tentativo di Piercamillo Davigo di continuare a fare parte del Consiglio superiore della magistratura anche dopo il prossimo 20 ottobre, quando compirà i settant'anni e andrà in pensione. Il Dottor Sottile ha già fatto sapere che non ha alcuna intenzione di mollare il posto. E di conseguenza, è ben deciso a fare parte della sezione disciplinare che giudicherà a partire da settembre Luca Palamara e altri cinque ex membri del Csm.

L'altro ieri, Davigo aveva incassato un primo successo, perché il Csm aveva respinto al ricusazione avanzata contro di lui da Palamara, che - avendolo inserito nella lista dei testimoni, e attribuendogli un ruolo rilevante nei fatti oggetto del procedimento - sosteneva la sua incompatibilità. Ma ora un siluro ben più pesante contro Davigo, accusato di volersi porre al di fuori della legalità, viene da una voce che dentro la magistratura ha un peso cospicuo: Nello Rossi, uno dei leader storici di Magistratura Democratica. A dare ulteriore peso alle parole di Rossi è la loro pubblicazione su Questione Giustizia, il sito ufficiale di Md.

Non c'è niente da fare, dice in sostanza Rossi: Davigo perderà il posto al Csm il giorno stesso in cui andrà in pensione. Non ci sono proroghe possibili, il tentativo di Davigo di restare nel consiglio per tutti i quattro anni del mandato è privo di qualunque fondamento giuridico. «Non è concepibile che una volta cessata l'appartenenza all'ordine giudiziario chi non appartiene più alla magistratura possa continuare ad esercitare le funzioni di amministrazione della giurisdizione e quelle di giudice disciplinare», scrive Rossi. Che attacca frontalmente, con un paragone quasi ingiurioso, chi vorrebbe che Davigo restasse al suo posto anche da pensionato solo perché alle ultime elezioni per il Csm ha preso una valanga di voti: se si prendesse questa strada, vorrebbe dire « che sono penetrati in magistratura la mentalità e lo stile di non pochi uomini politici del nostro Paese per i quali ogni principio e ogni regola di funzionamento delle istituzioni - e financo ogni discussione - possono essere spazzati via dal risultato elettorale».

Insomma, per Magistratura democratica Davigo il 20 ottobre dovrà rassegnarsi a lasciare insieme alla toga anche la poltrona al Csm. E non è tutto. Visto che andrà in pensione, è impensabile che Davigo faccia parte della sezione disciplinare che giudicherà Palamara, le cui udienze sono già fissate fino a dicembre. «Nessun presidente di tribunale adeguato al suo compito inserirebbe nel collegio che inizia un procedimento calendarizzato per più mesi un magistrato giunto alla soglia della pensione», scrive Nello Rossi.

Adesso cosa accadrà? I componenti di Magistratura democratica nel Csm difficilmente potranno fingere di non avere letto Nello Rossi. E, visto che Md governa il Csm proprio insieme alla corrente di Davigo, quello che sembra aprirsi è uno scontro frontale all'interno della maggioranza del consiglio, con una conseguenza quasi ovvia: un nuovo rinvio del processo a Luca Palamara, in attesa che si risolva la «grana Davigo.

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